Nel comasco quasi un lavoratore su due guadagna meno di 25mila euro l’anno, un dato che rispecchia un fenomeno più ampio in tutta la Lombardia. Lo certifica il nuovo rapporto della Uil Lombardia, basato sui dati dell’Inps sulle retribuzioni del 2024, che fotografa un mercato del lavoro cresciuto nei numeri ma sempre più diseguale. La retribuzione media regionale supera i 30mila euro l’anno, ma dietro quella cifra si nasconde una platea molto ampia di lavoratori con guadagni ben più bassi.
Il fenomeno pesa soprattutto sui più giovani. Tra gli under 35 il rischio di restare sotto la soglia dei 20mila euro annui riguarda uno su due, un dato che in una regione dall’alto costo della vita complica non poco l’autonomia abitativa. Resta marcato anche il divario tra uomini e donne. Le retribuzioni femminili restano nettamente più basse di quelle maschili, complice il part-time involontario e la minore presenza femminile nei ruoli di responsabilità. Il divario riguarda anche i settori economici. Chi lavora nella finanza guadagna in media più del doppio rispetto a chi lavora nella ristorazione e nell’alloggio, uno dei comparti dove i redditi restano più bassi.
Le differenze non riguardano solo l’età o il genere, ma anche il territorio. Milano resta l’unica provincia sopra la media regionale, Sondrio invece si ferma su livelli decisamente più bassi, in fondo alla classifica lombarda. Como conta 185.214 lavoratori dipendenti, la retribuzione media si ferma a 25.167,68 euro l’anno, in crescita del 3,80% rispetto al 2023, un aumento che però non basta a colmare il divario con le province più forti. Il coordinatore della Uil Lario, Dario Esposito, sottolinea come il problema non sia la mancanza di occupazione. «A Como il lavoro non manca, ma troppo spesso non garantisce reddito sufficiente, stabilità e possibilità di costruire un futuro» ha dichiarato Esposito, secondo cui il rischio è una spirale di precarietà che colpisce soprattutto giovani, donne e lavoratori dei settori più fragili.
La Uil Lombardia chiede alle istituzioni interventi rapidi, a partire dal rinnovo dei contratti nazionali e da un rafforzamento della contrattazione territoriale. Il sindacato insiste anche sulla lotta al part-time involontario, su vincoli più stringenti negli appalti pubblici legati alla qualità dell’occupazione e su una maggiore attenzione alle specificità dei singoli territori, comasco compreso.


