Il covo della banda, utilizzato come sede logistica e rifugio notturno, era a Limido Comasco, in una corte nella quale “l’intera compagine si ricongiungeva al termine delle quotidiane attività illecite di spaccio nei boschi”. Un nascondiglio dove conservare droga, denaro, fucili d’assalto e armi da guerra. E proprio nel rifugio prima dell’alba di oggi sono intervenuti i reparti speciali dei carabinieri, che hanno utilizzato anche microcariche esplosive per rimuovere porte e ostacoli posti a protezione del “bunker”.
Sei le persone localizzate e fermate dai carabinieri nell’appartamento a Limido Comasco nell’ambito di un blitz coordinato dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Milano, che ha impegnato i carabinieri dei comandi provinciali di Milano, Come e Varese, lo squadrone cacciatori di Sicilia, le unità cinofile, le aliquote di primo intervento e le squadre operative. Otto complessivamente i fermi. Oltre a quelli eseguiti in territorio lariano, altri due sono stati eseguiti a Sesto Calende, nel Varesotto e a Corsico, nel Milanese. Tutti i fermati, accusati di detenzione e porto di armi da guerra, per gli inquirenti fanno parte di un gruppo criminale che gestiva una vasta attività di spaccio soprattutto nei boschi dell’Altomilanese.
Il 15 ottobre scorso, la banda avrebbe organizzato un assalto armato in un ristorante noto come area di spaccio di un gruppo rivale, esplodendo raffiche di armi automatiche da guerra per cacciare i concorrenti e prendere il controllo del territorio. Nella notte del 17 ottobre, i carabinieri hanno identificato il rifugio a Limido Comasco, documentando nei giorni successivi le attività del gruppo criminale, identificando veicoli e singoli equipaggi che uscivano per raggiungere le piazze di spaccio.
I sei fermati a Limido sono tutti marocchini di età compresa tra i 22 e i 43 anni. Nel disporre il fermo, il sostituto procuratore di Milano Paolo Storari evidenzia la pericolosità del sodalizio criminale, che non esita “a fare ricorso alla forza intimidatrice e alla violenza”, la disponibilità di kalashnikov ed equipaggiamento tattico militare e il pericolo di fuga per la totale clandestinità e irregolarità sul territorio, assenza di un’attività lavorativa lecita e di una dimora fissa.
“Un intervento complesso e di portata eccezionale – sottolinea Nicola Molteni, sottosegretario all’Interno – Un risultato straordinario dell’attività condotta dai reparti altamente specializzati dell’Arma, compreso lo Squadrone Cacciatori di Sicilia, ai quali rivolgo i miei complimenti e un sincero ringraziamento per la professionalità, la dedizione e lo spirito di servizio. La linea del governo è chiara: contrasto senza tregua ai trafficanti e agli spacciatori, nessuna zona franca, nessun centimetro di territorio lasciato nelle mani della criminalità”.



