Pd, la scissione arriva a Como. Guido Rovi: “Non mi riconosco in questo partito”

Commenti

3 risposte

  1. Avatar silvano de lazzari
    silvano de lazzari

    Ok, Rovi, lei ha parlato, ma in sostanza che cosa ha detto?
    Io non l’ho capito.

    Fare la sintesi delle diverse anime del PD.
    Che cosa vuol dire?
    Forse mettere in piedi un’assemblea permanente di …chiacchiere?
    In questo, lo riconosco, una certa sinistra è imbattibile.

    Sì, ma poi?
    Mi viene in mente gente come Vendola, Fassina, D’Attorre, D’Alema (me lo stavo dimenticando…), Civati, BeVVVtinotti…
    Una certa sinistra che sa solo chiacchierare e…scindersi…: i scissionisti in pectore stanno già litigando fra di loro sul nome della costituenda formazione!!!

    Il PD deve ritornare alle origini.
    Quali, quelle dello smacchiatore del giaguaro, quello del “non siamo mica qui a pettinare le bambole”, quello che era riuscito a farsi “smacchiare”, lui sì, nell’increscioso, per lui, streaming con due nullità assolute?

    Il Pd di quel signore, che – prima vota per la riforma cosituzionale, poi conferma il suo orientamento per il sì, poi a un mese dal referendum cambia idea – era riuscito a non vincere le politiche 2013?
    Grazie, ma anche no!

    Renzi non sarà il massimo, ma dei risultati li ha portati a casa: il jobs-act, per esempio, su cui tanti strali di populisti e chiacchieroni in servizio permanente effettivo si sono abbattuti, è stato definito, solo qualche mese fa, “sostanzialmente un successo” dal presidente dell’Inps, Tito Boeri.

    Se lei pensa a Giuliano Pisapia, sappia che l’ex sindaco ha fatto molto per Milano, mentre a Roma il fuoriuscito Fassina non ha saputo fare di meglio che votare, in odio a Renzi, per la sindachella Raggi.

    Una sinistra simile, io preferirei che sparisse e in fretta.
    A me, ma non solo, ha sfondato le tasche.

  2. Avatar Guido Rovi
    Guido Rovi

    Il modello Milano ha funzionato anche dopo il 2016, proprio perché c’è stata la svolta arancione di Pisapia che è stata elaborata dalla politica. Altrove non è accaduto e i risultati sono i succitati rancori, in un certo senso sicuramente anche velleitari, e un’arrogranza che tiene ancora il paese senza una legge elettorale (che doveva essere pronta 3 anni fa), di fatto destinato all’ingovernabilità con 3 poli sotto il 30%. Se si dimentica l’esperienza arancione e si pensa che si possa rincorrere la campagna referendaria, già bocciata dagli italiani, si rischia di arenarsi in uno stallo assoluto.
    Boeri dimentica di ricordare che la stabilizzazione dei contratti è avvenuta grazie agli incentivi della legge di stabilità fatta dal governo (e non dal job act), che ha permesso un incremento notevole vero, ma la cui perfomance venuta meno una volta finiti gli incentivi, e sostituita da un abuso diffuso dell’utlizzo dei voucher anche laddove prima si era soliti usare contratti legati al CCNL.

    1. Avatar silvano de lazzari
      silvano de lazzari

      Grazie della replica.

      A questo link può trovare una esaustiva disamina – esposta davanti a una commissione parlamentare – di Boeri sul jobs-act, al netto di strumentalizzazioni, sintesi interessate:

      http://www.ilpost.it/2016/07/08/il-bilancio-di-tito-boeri-sul-jobs-act/