Carburante alle stelle, impennata delle bollette, materie prime in rialzo: sono solo alcune delle conseguenze della guerra in Iran. Il rischio si nuovi rincari si fa sempre più concreto: il conflitto rischia di presentare un conto salatissimo alle aziende del territorio e a subire maggiori conseguenze potrebbe essere proprio il tessile, vero e proprio punto di riferimento dell’economia lariana.
Guerra in Iran, rincari per il tessile comasco: le parole dell’imprenditore
A fare il punto è l’imprenditore tessile Andrea Taborelli, che ha il cuore della sua attività a Montano Lucino. Parla di “recrudescenza”, perché dopo lo stop forzato del 2020, a causa del Covid, si è aggiunta la guerra in Ucraina due anni dopo. Poi i dazi imposti dagli Stati Uniti e ora sono le tensioni in Medio Oriente a infliggere l’ennesimo duro colpo al tessile comasco.
Se negli ultimi tempi il mercato arabo era tra quelli maggiormente interessati al tessile italiano, i recenti blocchi potrebbero causare l’ennesima stangata per le aziende del settore. È questo lo scenario palesato da Taborelli, che aggiunge: “L’incertezza del momento inciderà sui consumi. Meno consumi, significa meno acquisti anche nel tessile e per le imprese meno incassi“. Clienti e cittadini saranno meno invogliati a spendere e avranno un occhio di riguardo per il loro portafoglio, specialmente in un periodo in cui i rincari sono dietro l’angolo.
“L’auspicio è che la guerra finisca nel più breve tempo possibile, che quanto prima i prezzi si assestino e tornino quelli di qualche settimana fa”, conclude Taborelli. L’appello degli imprenditori è chiaro: servono interventi mirati per tamponare una situazione difficile e tutelare il settore.



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