Morti sospette: rimossa attenuante della pietà, pena aumentata per anestesista

Depositate le motivazioni

(ANSA) – TRIESTE, 20 APR – Nell’uccidere sette pazienti con iniezioni di sedativo, l’anestesista Vincenzo Campanile, di 53 anni, avrebbe agito in base a "ragioni del tutto personali, per le quali non è possibile neppure escludere ragioni egoistiche". In altre parole, il medico sarebbe stato spinto "da ragioni che non corrispondono a valori morali e sociali condivisi da tutta la comunità di riferimento e rispettosi dei valori costituzionali", per questo, non riconoscendo l’attenuante della pietà, in appello la pena è stata aumentata, come spiegato nelle motivazioni della sentenza della Corte d’Assise d’Appello di Trieste dell’ottobre scorso. Lo riporta il quotidiano Il Piccolo oggi in edicola precisando che, nelle oltre 300 pagine, la corte, presieduta da Paolo Alessio Vernì, ritiene che la sedazione palliativa che Campanile sosteneva di aver praticato "non corrisponde al modello codificato nelle linee guida". Campanile è accusato di una serie di omicidi volontari di persone anziane che avrebbe compiuto tra il 2014 e il 2018 quando era in servizio al 118 di Trieste ed è stato condannato a 17 anni e 3 mesi di reclusione per sette decessi, contro i 15 anni e 7 mesi inflitti in primo grado per nove decessi (per due dei quali è stato assolto perché il fatto non sussiste). Alle vittime, tra i 75 e i 90 anni, affette da varie patologie, secondo l’accusa il medico avrebbe iniettato potenti sedativi tra cui il Propofol, ricorda Il Piccolo, omettendo nelle schede di intervento di annotare la somministrazione di tali farmaci. (ANSA).

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