Cdm approva la riforma del Consiglio universitario nazionale

professori e ricercatori da 42 a 28

(ANSA) – ROMA, 22 APR – Il Consiglio dei Ministri, su proposta del ministro dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, ha approvato il disegno di legge di riforma del Consiglio Universitario Nazionale (Cun). Il provvedimento ridisegna la struttura e il funzionamento del Consiglio, introducendo innovazioni volte a rendere l’organo più snello ed efficace nel raccordo con il sistema universitario, nel frattempo cambiato in modo sostanziale rispetto al 2006. Tra le principali novità, il testo prevede una revisione della componente dei professori e dei ricercatori universitari, che passa da 42 a 28, in rappresentanza delle quattordici aree disciplinari individuate dal decreto ministeriale di determinazione dei gruppi scientifico-disciplinari e di aggiornamento dei relativi settori. La componente studentesca, eletta su base nazionale in concomitanza con le elezioni del Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari (Cnsu), e la rappresentanza del Personale tecnico-amministrativo saranno entrambe composte da 3 unità. Si rafforza il ruolo di organo consultivo del ministro su base elettiva della comunità accademica. Il presidente sarà eletto dagli stessi componenti. Particolare attenzione è riservata al coordinamento con gli altri organi del sistema universitario. A questo fine, è prevista la partecipazione alle sedute del CUN, senza diritto di voto, dei Presidenti – o loro delegati – della Conferenza dei Rettori delle Università Italiane (Crui), del Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari (Cnsu), del Comitato Nazionale per la Valutazione della Ricerca (Cnvr), del Convegno dei Direttori Generali delle Amministrazioni Universitarie (Codau) e del Consiglio Nazionale per l’Alta Formazione Artistica e Musicale (Cnam) e della Consulta dei Presidenti degli Enti Pubblici di Ricerca (CoPER). Infine, il testo stabilisce che i componenti del Cup, nominati con decreto del Ministro dell’Università e della Ricerca, restino in carica per quattro anni e non possano essere eletti per più di due mandati consecutivi. La riforma si inserisce in un più ampio percorso di aggiornamento della governance universitaria, con l’obiettivo di rendere gli organi di rappresentanza più efficienti, meglio integrati e più capaci di rispondere alle esigenze di un sistema in continua evoluzione. (ANSA).

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