‘Schiavi per costruire Consolato Usa a Milano’, fermato manager Caddell

Bloccato allo scalo di Bergamo

(ANSA) – MILANO, 31 MAG – I pm di Milano Paolo Storari e Mauro Clerici hanno disposto il fermo per pericolo di fuga di Ulas Demir, indagato nell’inchiesta sul caporalato per il restauro e la costruzione del nuovo Consolato Usa di Milano insieme alla società americana Caddell Construction Co. Demir, uno dei manager della branca italiana di Caddell, è stato fermato all’aeroporto di Orio al Serio. Dopo il controllo giudiziario del 29 maggio in cui sono state riscontrate "numerose violazioni" nel cantiere Demir, intercettato, ha avuto una telefonata con un interlocutore sconosciuto, in cui – secondo i pm – è "chiara la volontà di fuggire" del manager turco, che il giorno dopo, ovvero ieri, ha acquistato un biglietto aereo. Demir è stato fermato oggi allo scalo di Bergamo, da dove stava partendo con la famiglia per Istanbul ed è stato portato in carcere. Il 46enne Demir il 29 maggio parlava con il suo interlocutore, secondo gli inquirenti un superiore, che gli diceva "Fra Zafer dice che se vieni per ferie sarebbe meglio". E alla sua domanda "va bene. Non sarebbero dei problemi dopo?", gli ha risposto "ho parlato anche con Can Celik, loro dicono che così potrebbero esserci più problemi. Mi ha detto che potrebbe essere più problematico se succede nell’altro modo", aggiungendo "quindi qual è la data più vicina in cui puoi farlo?", "Vedi un attimo e parlane con tua moglie". Nell’inchiesta della procura di Milano sono indagati Demir e la Caddell in base alla responsabilità amministrativa degli enti. Da quanto ricostruito in seguito alle indagini dei carabinieri del Nucleo ispettorato del Lavoro, nel cantiere sarebbero stati impiegati lavoratori "in condizioni di sfruttamento, approfittando del loro stato di bisogno" in una situazione di "para-schiavismo". Lavoratori indiani reclutati dalla Dynamic House di Nuova Dehli che venivano pagati meno di tre euro l’ora. Per 10-12 ore di lavoro al giorno in cantiere, sei giorni su sette, erano pagati 1200-1500 euro, a cui dovevano togliere quasi 900 euro per pagarsi vitto e alloggio. Tutto ciò dopo aver versato persino un "pizzo" da 5mila euro nel loro Paese agli "intermediari" che gli avevano "permesso" di arrivare in Italia a lavorare, senza conoscere la lingua, firmando carte che non sapevano leggere, tra insulti, botte e minacce. (ANSA).

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.