Alla Camera la riforma del reclutamento universitario

Si supera l'attuale sistema basato sull'Abilitazione scientifica nazionale

(ANSA) – ROMA, 07 LUG – Prosegue oggi in aula alla Camera la discussione sul disegno di legge che rivede le modalità di accesso, valutazione e reclutamento del personale ricercatore e docente universitario. Il testo era già stato approvato dal Senato nel dicembre scorso. Il testo è frutto del gruppo di lavoro istituito dal ministero dell’Università con rappresentanti dell’università e della ricerca e punta a superare l’attuale sistema di reclutamento, in vigore da 15 anni, basato sull’Abilitazione Scientifica Nazionale (Asn), il titolo finora necessario per poter partecipare ai concorsi per docente indetti dagli atenei, in sostanza la "porta d’ingresso" alle carriere accademiche. L’Asn verrà sostituita da un sistema di "requisiti di produttività e qualificazione scientifica" fissati con decreto ministeriale entro 90 giorni dall’entrata in vigore del provvedimento. Questi criteri saranno differenziati per gruppo scientifico-disciplinare e fascia (ordinario o associato). In tutti i concorsi diventa obbligatoria una prova didattica, così da verificare concretamente le capacità di insegnamento. I candidati dovranno inoltre discutere le proprie pubblicazioni davanti alla commissione. Cambia poi il criterio per la composizione delle commissioni giudicatrici con l’introduzione del sorteggio. Le commissioni, infatti, saranno formate in larga parte da membri esterni sorteggiati da liste nazionali, con l’obiettivo di ridurre il peso delle scelte e dei condizionamenti interni agli atenei. I commissari dovranno a loro volta rispettare gli stessi requisiti di produttività scientifica previsti per i candidati. Gli atenei avranno autonomia nei concorsi ma più responsabilità nelle scelte operate. Le università potranno infatti individuare nei bandi un profilo coerente con le proprie esigenze strategiche, ma dovranno anche rispondere a nuovi meccanismi di controllo ex post. Dopo tre anni dall’entrata in ruolo, i neoassunti saranno infatti oggetto di valutazione da parte di Anvur, l’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario, che prenderà in esame sia la loro attività scientifica sia quella didattica. Il risultato della valutazione inciderà sui finanziamenti degli atenei, in termini di assegnazione delle quote premiali del Fondo di finanziamento ordinario. l provvedimento punta, inoltre, a favorire una maggiore mobilità tra atenei. Professori e ricercatori a tempo indeterminato in servizio da almeno cinque anni potranno infatti trasferirsi in un’altra università, con l’accordo degli atenei coinvolti e nel rispetto degli equilibri finanziari. Infine chi ha previsto il provvedimento sostiene che l’Abilitazione scientifica nazionale equivaleva sostanzialmente a una sorta di patente di idoneità, mentre la chiamata effettiva restava demandata alla singola università tramite concorso locale gestito in completa autonomia: dal 2012 gli abilitati sono stati più di 71.000, mentre i chiamati poco meno di 40.000. (ANSA).

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.