I gestori dei taxi boat del primo bacino del Lago di Como giudicano utile la nuova ordinanza che regola il loro lavoro, ma denunciano il muro alzato dal comune di Como, che non li starebbe ad ascoltare. Il provvedimento vieta alle barche di fermarsi vicino ai pontili e le obbliga ad aspettare i clienti al largo, così da liberare l’attracco di Sant’Agostino, il molo nel cuore della città dove ogni giorno si ammassano decine di imbarcazioni. Una misura di buon senso, dunque, ma che da sola non basterebbe. Il punto lo spiega Pietro Peddone, dell’Associazione noleggio da diporto.
“È una regola di buon senso, quello sì, perché siamo mille barche da lavoro e se in mille barche ci presentiamo dentro a Sant’Agostino ad aspettare i clienti, capite benissimo che sarebbe pieno, non sarebbe sicuro, non avrebbe senso. Non ha senso adottare solo questa misura (…) è una buona misura, ma non basta da sola.”
Il vero nodo, dunque, resterebbe quello dei venditori senza licenza sul lungolago. Nonostante i divieti scattati nei mesi scorsi, secondo gli operatori continuerebbero a piazzare i giri in barca ai turisti, appoggiandosi alle compagnie disposte a farli salire a bordo. Un giro che aggira le regole, quelle stesse che invece pesano su chi lavora alla luce del sole. Sul tavolo ci sarebbe pure l’idea di spostare l’attracco più verso il centro, a Villa Geno, bocciata però senza appello, perché quel tratto di lago sarebbe troppo esposto al vento e al passaggio dei battelli.
“L’overtourism non esiste – continua Peddone –. Esiste il turismo che è malgestito ed è questo il nostro caso, il caso lampante. Noi siamo una città turistica che non ha deciso cosa vuole fare da grande. Dobbiamo prima dirci che siamo una città turistica, per avere ben presente quali sono gli effetti collaterali del turismo, per prendere delle scelte adeguate per contrastarli.”
Guardando invece al rapporto con il comune, dunque, i gestori parlano di un dialogo mai davvero aperto, con le richieste di incontro rimaste finora senza risposta. E la loro proposta resta quella di più approdi riservati a chi noleggia le piccole barche senza patente, così da tenerli lontani dalla rotta dei battelli.


