Caldo record e incivili sul Lario: tuffi vietati, parco trasformato in spiaggia e bici nel lago

Il Lago di Como nasconde insidie, eppure il primo bacino continua a essere preso d’assalto da turisti e bagnanti. Il caldo rovente di questi giorni spinge chi si muove sul Lario a tuffarsi nelle sue acque, incurante dei pericoli che tuttavia sono adeguatamente segnalati con appositi cartelli. Regole chiare, come chiaro è il divieto di balneazione riportato in lingue diverse. Indicazioni che però non vengono viste o vengono semplicemente ignorate. Nella spiaggia che si fa largo alle spalle del Tempio Voltiano, mentre il lago a secco si ritira giorno dopo giorno, i bagnanti in una torrida giornata d’agosto non mancano. C’è chi si stende nei pochi spazi ombreggiati, chi passeggia in riva al lago e chi scatta qualche foto. E in tanti fanno il bagno. Il caldo non aiuta, ma di certo le temperature record non sono una giustificazione. I controlli delle forze dell’ordine non mancano. Tuttavia, appena si allontanano, il copione si ripete. Ma il lago in punto resta pericoloso e inquinato.

C’è chi si fa un tuffo a due passi dal centro storico di Como, ma anche chi – pochi metri più in là – non rinuncia a una nuotata nel lago. Succede lo stesso davanti a Villa Olmo, a due passi dal lido. E proprio nella storica dimora c’è chi ha trasformato il parco in una spiaggia, in barba alle regole. C’è chi non teme il caldo e cerca un po’ di tintarella al sole. E poi c’è chi, al contrario, cerca di combatterlo sdraiandosi sotto gli alberi. Eppure, anche nel giardino di Villa Olmo, i cartelli – e i divieti – non mancano. Come ogni anno, insomma, in mezzo ai tanti turisti alla scoperta delle bellezze di Como, ci sono anche tanti incivili.

È una storia che si ripete, nonostante i divieti. Con il caldo, immancabili i bagni nel lago, nonostante sia totalmente proibito. Gli incivili non mancano, dicevamo, anche in zone centralissime della città. Basta fare due passi lungo la passeggiata Gelpi per accorgersi di una bicicletta lanciata nel lago. Non di certo un bel vedere, per i residenti in primis, ma anche per i numerosi turisti che come ogni estate affollano Como e il suo lago.

Un lago in cui i rischi non mancano. E i pericoli non devono essere sottovalutati. Dopo la morte della piccola Arwa, altre due tragedie in queste ultime settimane: prima un turista olandese a Menaggio, morto dopo essersi tuffato per aiutare il figlio in difficoltà, poi a San Siro un 22enne annegato dopo un tuffo notturno dal pontile. E ieri un’altra tragedia sfiorata, nello stesso punto.