Sul devastante rogo del Monte Goi che nella notte ha tenuto con il fiato sospeso i comaschi e non solo sono intervenuti gli ambientalisti, che ricordano come si tratti del secondo grave incendio che ha colpito il territorio delle Prealpi tra Como e Lecco, dopo quello del monte Moregallo, nella zona di Valmadrera.
“Le cause di questi incendi dovranno essere indagate dalle forze dell’ordine e dall’autorità giudiziaria – dichiarano dal Circolo Ambiente Ilaria Alpi – Si tratta però di eventi da connettere alla fragilità del nostro territorio, resa ancora più grave dalla crisi climatica, che sta presentando il conto. Siamo molto preoccupati di questa situazione, che nei prossimi anni e decenni è destinata purtroppo a peggiorare. Le conseguenze dei roghi sono gravi, – sottolineano – con famiglie evacuate e danni alla biodiversità vegetale e animale: centinaia di ettari di boschi andati in fumo e animali selvatici morti o costretti a spostarsi dai loro territori. Per non parlare dell’inquinamento atmosferico, con la dispersione di polveri sottili e non, che non fanno che peggiorare la qualità dell’aria”.
L’appello è alla politica e alle istituzioni, che secondo gli ambientalisti “non devono limitarsi alla gestione delle emergenze, ma fare più prevenzione e soprattutto pianificare una diversa politica di governo dei territori, con la massima attenzione al necessario adattamento alla crisi climatica”.
“Qualunque sia la causa specifica dell’incendio di queste ore, è evidente che settimane di caldo estremo, scarsità d’acqua e vegetazione secca aumentano enormemente la vulnerabilità del territorio e la capacità del fuoco di propagarsi. – ha aggiunto la portavoce dei Verdi della Lombardia, Elisabetta Patelli – È questo il clima nel quale dobbiamo amministrare Como e il territorio. E invece la città appare ancora impreparata. – sottolinea – Alberi considerati sacrificabili, nuove piantumazioni insufficienti, suolo impermeabilizzato, verde trattato come elemento ornamentale, manutenzione frammentaria, colline poco presidiate e soprattutto assenza di un vero Piano strategico del verde inteso come infrastruttura urbana e territoriale. Governare significa prevenire. – conclude Patelli – Serve finalmente un Piano strategico del verde e della resilienza climatica. I tempi per minimizzare sono finiti”.


