(di Agnese Ferrara) (ANSA) – ROMA, 25 AGO – Nessuno dei ‘bollini’ di certificazione – da quelli ‘clean’ a ‘senza ftalati’, da quelli legati al rispetto per l’ambiente ai check del livello di sicurezza sugli ingredienti forniti da diversi tipi di App sempre più usate dai consumatori – eseguiti da enti terzi sui prodotti per la cura personale si basa su controlli di laboratorio per accertare la reale assenza di residui, impurità, contaminanti o qualsiasi altra sostanza che non dovrebbe essere contenuta nei prodotti beauty. Si tratta invece di certificazioni piuttosto teoriche, basate sul controllo degli elenchi degli ingredienti, dei materiali e dei documenti forniti dalle stesse case produttrici. Si tratta però anche dei bollini che i consumatori controllano di più prima di scegliere il prodotto migliore per l’igiene e la bellezza della propria famiglia. Seppure i prodotti beauty europei siano sottoposti a monte a più controlli rispetto a quelli statunitensi, i test successivi restano soprattutto teorici anche da noi. "I programmi di certificazione controllano la ricetta, nessuno però controlla la torta, – afferma Johanna Rochester, a capo della revisione di tipo peer review, a cura del Million Marker Research Institute, istituto indipendente californiano che conduce test chimici sui beni di consumo a livello globale. I ricercatori hanno esaminato 18 programmi di certificazione e screening degli ingredienti di prodotti venduti negli Stati Uniti e in Europa, tra cui le più comuni certificazioni di terze parti come MADE SAFE, Environmental Working Group, Cradle to Cradle, COSMOS, EU Ecolabel e EPA Safer Choice e quelli dei rivenditori come Clean at Sephora e Target Clean, insieme alle app di valutazione dei consumatori stessi come Yuka e Think Dirty. "Sedici dei programmi sono progettati per valutare i rischi chimici e quindi sono stati confrontati direttamente. Nessuno di questi richiedeva misurazioni analitiche e analisi per rilevare sostanze. Sei programmi consideravano i contaminanti o le impurità come una categoria definita, cioè basandosi su documentazione piuttosto che tramite test. Alcuni richiedono test mirati per sostanze specifiche ma questo approccio individua solo le sostanze chimiche già note in anticipo". Negli Stati Uniti i controlli sono risultati inferiori a quelli europei, spiegano gli autori: "L’UE richiede una valutazione della sicurezza pre-commercializzazione e la nomina di una persona legalmente responsabile per ciascun prodotto, un sistema di controllo più rigoroso rispetto a quello statunitense, sebbene si concentri comunque sulle sostanze note e dichiarate" si legge nella nota di Million Marker. I prodotti europei sono quindi più controllati a monte, seppure anche i bollini di controllo non indaghino di più, precisano gli autori. Le garanzie europee e italiane ‘a monte’ le elenca all’ANSA Cosmetica Italia, l’associazione nazionale delle imprese cosmetiche: "I cosmetici sono tra i prodotti di largo consumo più sicuri e rigorosamente regolamentati al mondo. In Europa, il Regolamento 1223/2009 stabilisce requisiti stringenti in materia di sicurezza, ingredienti, tracciabilità e sorveglianza. Ogni prodotto, prima di essere immesso sul mercato, deve essere sottoposto a una specifica valutazione della sicurezza da parte di un professionista qualificato, sotto la responsabilità della persona responsabile. La valutazione considera il profilo tossicologico degli ingredienti, eventuali impurezze e le caratteristiche del prodotto finito, tenendo conto anche delle modalità, della frequenza e dei destinatari d’uso. Un sistema rigoroso e costantemente aggiornato, finalizzato alla tutela della salute dei consumatori". (ANSA).
I bollini di garanzia sui prodotti beauty non bastano, i controlli sono soprattutto teoria




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