(ANSA) – ROMA, 19 SET – Ha fatto parte del collettivo oppositore russo Pussy Riot, ma poi la "paura troppo grande" di ritorsioni, dopo aver subito minacce dalle autorità, l’ha condotta verso tutta un’altra strada: quella di infiltrata per conto di Mosca in circoli di attivisti considerati fastidiosi per il Cremlino. È la storia, raccontata dal Guardian con un’intervista esclusiva, di Rita Flores, 29enne fuggita ad agosto dalla Russia. Attiva con le Pussy Riot a partire dal 2020, con performance di protesta che le sono costate più volte arresti, periodi di sorveglianza e perquisizioni, Flores dice di esser stata costretta al reclutamento nell’intelligence russa (l’Fsb) a febbraio 2023. Fu allora, dice, che alcuni agenti dei servizi segreti russi la ricattarono: avrebbero fatto aprire procedimenti penali nei suoi confronti, a meno che accettasse di lavorare con l’Fsb. "Ho creduto che potessero fare tutto quello che dicevano", racconta. La donna ha iniziato a svolgere diverse missioni, principalmente per raccogliere informazioni su artisti e attivisti legati all’opposizione. Poi le è stato chiesto anche di contribuire tendere una trappola a Pyotr Verzilov, attivista filo-ucraino. Ma, prima di rimanere coinvolta in questa operazione, Flores, aiutata da un avvocato, è riuscita a lasciare la Russia. Ora la sua intenzione è denunciare quanto le è accaduto e come l’uso da parte del Cremlino di infiltrati negli ambienti degli oppositori sia, a suo dire, "un fenomeno di massa". (ANSA).
Ex Pussy Riot, ‘io reclutata da Mosca e costretta a spiare per loro’




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