Gli imbecilli fomentano sui social. I vandali sfasciano le vetrine. Ma Rifondazione se la prende con i giornalisti

I giornalisti comaschi, noi compresi, hanno scritto nelle scorse ore di chat su WhatsApp nelle quali gruppi di giovani tentavano (o tentano) di organizzarsi per sfasciare Como sabato, così come accaduto due giorni fa a Milano. Ne abbiamo scritto qui.

Tanto è bastato per scatenare una curiosa reazione della Rifondazione Comunista di Como, che scrive a tutte le redazioni:

“Appollaiati sulle loro tastiere, i giornalisti dei quotidiani locali e gli esponenti della destra estrema hanno cominciato a diffondere notizie di scontri di piazza che ci saranno a Como sabato prossimo. Non si sa dove i nostri intrepidi giornalisti e il personaggio dell’ultra destra abbiano avuto la notizia: parlano, senza nominarli, di messaggi circolanti sui social”.

Segue la storiella raccontata da una certa sinistra: quella del teppista, d’accordo con le forze dell’ordine brutte e cattive, che serve a nascondere le proteste sul carovita. Un pippone che indirettamente e – spero – involontariamente toglie gravità ai gesti dei balordi che hanno saccheggiato Milano.

Vorrei rispondere nel merito.

Caro partito della Rifondazione Comunista,

Primo. Lo strampalato comunicato che avete mandato alle redazioni comasche non è nemmeno firmato da un nome e cognome. Io ho sempre creduto che nella maggior parte dei casi la responsabilità – di un comunicato politico, per citare il vostro caso, o di un atto vandalico, per citare gli imbecilli che hanno saccheggiato Milano– sia personale e mai collettiva, ma evidentemente la pensiamo in modo diverso. Non mi scandalizza. Anzi.

Secondo. Cito le vostre espressioni: “giornalisti appollaiati alla tastiera”, “i nostri intrepidi giornalisti”. Vedete, deridere i giornalisti – e non mi riferisco soltanto quelli di EspansioneTv, ne conosco tanti altri a Como onesti e prearati – è un po’ poco di sinistra, ecco.

Dai paladini dell’inclusione e del politicamente corretto non mi aspetto sberleffi nei confronti di professionisti onesti. Chiamateli lavoratori e lavoratrici, se vi torna meglio il termine. Attenti, perché attaccando l’informazione assomigliate ai trumpiani più esaltati.

Terzo. Dite di non sapere da dove i giornalisti abbiano preso queste chat – quelle dove si tentata di organizzare l’assalto a Como di sabato. E’ normale. Non siete giornalisti e non avete la più pallida idea di come lavori un giornalista. Vi invito a passare dalla nostra redazione. E’ in via Sant’Abbondio 4, a Como. Vi spiego – gratis – come lavora un giornalista. Vi faccio vedere le chat in cui siamo entrati: messaggi, vocali, screen. Se poi ancora non ci credete, attraversate la strada ed entrate in Questura. Sta proprio di fronte a noi. Anche lì monitorano i social. E pure meglio di noi.

Insomma, si siete liberi di fare propaganda politica. Non siete liberi di farla sbeffeggiando chi fa informazione in modo onesto. Vi garantisco che questo è molto poco di sinistra. Oltre che essere molto poco corretto.