Giovanissimi sui social, l’allarme del Siulp. Guarisco: “Il passo dallo schermo alla piazza è breve”

Dallo schermo alla piazza il passo è breve, le manifestazioni violente che coinvolgono i giovanissimi, infatti, si organizzano sempre più spesso online. Per questo il Siulp di Como, il sindacato dei lavoratori della Polizia di Stato, ha diffuso venerdì 23 ottobre un comunicato per tutelare i minori sui social. La presa di posizione arriva dopo i disordini che sabato 17 e domenica 18 ottobre hanno coinvolto il centro di Milano, dove centinaia di ragazzi, in gran parte minorenni, si erano dati appuntamento proprio sulle piattaforme online. Secondo il sindacato, la violenza che esplode nelle piazze cresce da anni sugli schermi dei ragazzi, e le regole attuali non bastano a proteggere i più piccoli in rete. Il Siulp mette dunque sul tavolo 3 proposte. La prima è l’approvazione del disegno di legge sulla verifica dell’età, condiviso da maggioranza e opposizione ma fermo al Senato. Servono poi un canale diretto tra il Garante per la privacy e la Polizia postale per segnalare le violazioni e un percorso stabile di educazione digitale nelle scuole e nelle famiglie.

Nel Comasco, per ora, episodi simili non si sono visti, e il merito secondo il sindacato va a un lavoro di prevenzione quotidiano. «Ma nessuno può illudersi che basti» avverte il segretario provinciale Corrado Guarisco, che ricorda come molti bambini di 9, 10 e 11 anni abbiano già un profilo sui social, anche se per la loro età non sarebbe consentito. «Quando la violenza diventa spettacolo da condividere, il passo dallo schermo alla strada è breve. E sulla strada ci siamo noi» prosegue Guarisco, che aggiunge «la sicurezza dei nostri ragazzi comincia molto prima dell’arrivo di una pattuglia».

La legge, del resto, prevede che in Italia un ragazzo possa iscriversi a un social senza il consenso dei genitori soltanto dai 14 anni. Eppure, secondo una ricerca dell’Università di Cassino, l’88% dei ragazzi tra gli 11 e i 13 anni usa regolarmente i social, perché per entrare basta inventare una data di nascita. Sul tema si è già mosso anche il Garante per la privacy, che a luglio ha multato un servizio di intelligenza artificiale anche perché i suoi sistemi per controllare l’età degli utenti non funzionavano. Un intervento che, secondo il Siulp, deve diventare la regola e non restare un’eccezione.