Movimento 17 ottobre, rischio “strategia rivoluzionaria”. Le accuse a Siher e alla moglie comasca

La procura di Milano chiede di confermare il carcere per Youssef Siher l’attivista arrestato per aver creato il gruppo Telegram “Movimento 17 ottobre”. “Ha una conoscenza degli strumenti informatici tale da poter sviluppare una strategia rivoluzionaria”, scrive il magistrato nella richiesta di convalida del fermo e di applicazione della custodia cautelare in cella. E’ indagata a piede libero invece la moglie del 30enne, nata e cresciuta a Como, 32 anni, mediatrice interculturale.

Secondo la procura di Milano, che coordina l’indagine, Siher e la moglie sono le “menti” del movimento nato nelle ore successive alle devastazioni di Milano del 17 ottobre scorso con l’obiettivo di organizzare nuove proteste violente nelle città italiane. L’attivista arrestato, per la procura di Milano avrebbe “un profilo di spicco nel movimentismo” e avrebbe dimostrato “particolare abilità” dato che in pochi giorni è riuscito a creare un gruppo social, attualmente di quasi 9 mila followers, la maggior parte dei quali propensa a mettere in atto “condotte criminose contro l’ordine pubblico”. Le accuse rivolte a Siher e alla moglie sono istigazione a delinquere con la finalità di terrorismo e violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche, l’articolo previsto dal nuovo decreto legge sicurezza.

Siher si sarebbe sposato nel settembre scorso con la moglie, nata e cresciuta a Como. La donna si definisce “libanese, palestinese e araba di appartenenza”. “Ritengo il benessere comunitario essere un prerequisito per stare bene come persone singole”, chiarisce parlando di se stessa e della sua professione di mediatrice interculturale per un’associazione di promozione sociale che ha la sede principale nel capoluogo lariano e una seconda filiale a Milano. A Como, l’ufficio oggi è regolarmente aperto, ma alla richiesta di un commento della situazione la risposta è un gentile ma netto “no”.

La 32enne risulterebbe ancora residente a Como, ma sembra che la coppia viva in provincia di Milano. Parlando dell’associazione per cui lavora, la donna la definisce “la mia seconda casa”. Le indagini degli inquirenti procedono per ricostruire nel dettaglio quanto stia dietro al Movimento 17 ottobre e a possibili altri componenti coinvolti nell’organizzazione delle proteste violente. Sarebbe proprio grazie al cellulare della donna che gli inquirenti sarebbero arrivati al marito, che sabato era invece irraggiungibile.