L’identikit del truffatore, dal finto carabiniere al sedicente avvocato

L’ultimo finto carabiniere arrestato dai veri militari di Como era un 22enne che aveva appena sottratto a un 92enne di Menaggio i risparmi e i gioielli di una vita. Poco prima era finito in carcere un 33enne, entrambi in trasferta sul Lario da altre regioni d’Italia, Liguria e Campania. La polizia nello stesso periodo aveva fermato una 53enne di Napoli che aveva appena tentato una truffa in centro Como.
Sono solo gli ultimi esempi di intervento tempestivo e risolutivo delle forze dell’ordine in caso di anziani raggirati. I casi sono all’ordine del giorno ma sempre più spesso le vittime si rendono conto della truffa e chiamano il numero unico di emergenza 112.

Il truffatore, di volta in volta, veste i panni del carabiniere, dell’avvocato, del poliziotto, del tecnico del gas o dell’acqua, del nipote o dell’amico del figlio.
Nella maggior parte dei casi la voce al telefono è quella di un uomo, anche se non mancano i casi di truffatrici, come nell’episodio di oggi o nel recente arresto della polizia. Spesso, come è emerso dagli ultimi arresti di polizia e carabinieri, il truffatore è in trasferta da altre regioni d’Italia, Campania e zona di Napoli in testa. Arriva spesso in treno e poi, una volta messo a segno il colpo, riparte e si dilegua. I responsabili dei raggiri fermati sono spesso giovani e incensurati, una caratteristica che li rende meno sospettabili e che riduce anche l’entità di eventuali provvedimenti e condanne quando il malvivente viene scoperto e fermato.

L’articolo 640 del codice penale punisce con la pena da 6 mesi a 3 anni e con la multa da 51 a 1032 euro chiunque con artifici o raggiri, inducendo taluno in errore procura a sé o ad altri un ingiusto profitto a danno altrui. Sono previste numerose aggravanti, ad esempio in particolare se il reato è commesso “ingenerando nella persona offesa il timone di un pericolo immaginario”.