“I fornitori che sentiamo quotidianamente ci parlano di aumenti tra il 15 e il 20% per tutte le materie prime. Il bitume è quello che ha registrato l’innalzamento maggiore, fino al 30-40%. Il rischio che saltino i cantieri è reale e riguarda non solo i lavori in corso ma anche quelli futuri”: l’allarme del settore edile viene lanciato dal presidente di Ance Como, Eugenio Rizzuti.
Anche il sindaco del capoluogo, Alessandro Rapinese, lo scorso venerdì in diretta su Etv, aveva toccato il tema, spiegando come il “piano asfalti” da 5 milioni del Comune fosse a rischio a fronte dell’impennata dei prezzi.
“Il problema si ripercuote su tutto il mondo edile – spiega Rizzuti – I derivati del bitume riguardano il resto delle materie prime che noi usiamo quotidianamente. Come Ance chiediamo al Governo misure urgenti che permettano di rinegoziare i contratti o sospendere i cantieri in attesa che i prezzi tornino a ribassarsi. Abbiamo inviato una lettera a tutti i Comuni per chiedere sui lavori pubblici una revisione dei contratti in essere. Abbiamo prezzi negoziati sei mesi fa e che oggi hanno subito un’impennata. Le aziende sono in difficoltà. In questo momento non possiamo neanche fare previsioni. – continua Rizzuti – Dipende da quello che succederà in Medio Oriente e da come si modificheranno gli approvvigionamenti. Per noi diventa un’incognita sia per gli appalti in corso sia per quelli delle nuove opere”.
“Il problema è rilevante e reale – commenta il presidente di Anci e sindaco di Tremezzina, Mauro Guerra – Ma c’è un meccanismo che non è nelle mani dei singoli comuni, che si muovono sulla base di una normativa nazionale. Dovremo capire come a livello di Governo e Regione si definiranno le condizioni per affrontare la situazione. E dovremo capire anche se si tratta di una fiammata o se queste condizioni diventeranno strutturali. Perché non è opportuno rinegoziare i contratti se questi prezzi sono destinati a scendere. Siamo disponibili a sederci a un tavolo con le altre istituzioni coinvolte e con le imprese. – prosegue Guerra – Le ricadute si sentono sul sistema complessivo delle opere pubbliche e dell’edilizia”. E guardando alle grandi opere del territorio, non si può non pensare alle ricadute che la situazione potrebbe avere sul cantiere della Variante della Tremezzina. “E evidente che ci possono essere ripercussioni anche in questo caso visto che la vicenda è in sospeso da due anni – sottolinea Guerra – Più il cantiere si tira in lungo e più si rischia di incappare in situazioni del genere”. E parlando del futuro del cantiere: “Aspettiamo che venga definita la perizia di variante – conclude il presidente di Anci – Finché non avrò in mano una carta, non farò previsioni. La situazione è già diventata insostenibile”.


