Mercato del lavoro, in provincia di Como 1.420 occupati in meno nel 2025

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Mercato del lavoro in Lombardia. La provincia di Como, assieme a quelle di Bergamo, Cremona e Lecco, mostra segnali di rallentamento o arretramento, con perdita di occupati e peggioramento del tasso di occupazione. Dietro i dati medi regionali, che confermano una complessiva capacità di tenuta, si nascondono profonde asimmetrie e segnali di fragilità che riguardano soprattutto donne, giovani e alcune province. È quanto emerge dal rapporto UIL Lombardia elaborato su dati ISTAT, che mette in evidenza un forte squilibrio di genere: la crescita occupazionale è quasi interamente maschile (+28.827 uomini contro appena +147 donne).
La città metropolitana di Milano si conferma il motore principale con 33.477 occupati in più e una disoccupazione al 3%. Ma il dinamismo milanese contrasta con le difficoltà di altri territori: dopo Monza, che è la provincia che soffre di più, arrivano Lecco, che perde 5.010 occupati, e Como, dove si registrano 1.420 lavoratori in meno nel 2025 rispetto all’anno precedente.
La condizione giovanile in Lombardia resta critica: nella fascia 15-34 anni il tasso di inattività sale al 45,0%, superando il 50% per le giovani donne.
“La Lombardia tiene, ma non per tutti – commenta il Segretario Confederale della Uil Lombardia Salvatore Monteduro – Milano traina, ma molte province arretrano. Una crescita che lascia indietro pezzi di territorio rischia di indebolire l’intera regione nel lungo periodo”.
“I numeri di Lecco e Como – sottolinea Dario Esposito, coordinatore della UIL del Lario – rappresentano un segnale d’allarme evidente. La perdita di oltre 6.000 occupati complessivi non è solo un dato statistico: significa imprese in difficoltà. Non sono poche, infatti, quelle che nel 2025, in entrambe le province, hanno fatto ricorso a licenziamenti collettivi o a incentivi all’esodo. Ma significa anche dispersione di competenze e professionalità, che sempre più spesso scelgono di lasciare l’area lariana per lavorare in Svizzera o nell’area metropolitana di Milano. Il territorio, – conclude Esposito – e quindi istituzioni, sindacato, associazioni datoriali, deve avere la responsabilità di lavorare in modo congiunto per salvaguardare l’occupazione”.