Il Consiglio di Stato ha dato nuovamente ragione all’Associazione Assalam nel braccio di ferro che dura da oltre 12 anni con il Comune di Cantù per la moschea di via Milano. “Finalmente l’associazione ha la possibilità di insediare un luogo di culto nell’edificio di sua proprietà”, sottolineano i legali Vincenzo Latorraca e Michela Luraghi.
Il nuovo pronunciamento accoglie il ricorso di Assalam e annulla tutti gli atti dell’amministrazione successivi alle sentenze che di fatto avevano dato il via libera alla moschea e che avevano ordinato al Comune di Cantù di verificare esclusivamente la dotazione dei parcheggi necessari, senza ulteriori richieste e provvedimenti.
“Il Comune di Cantù, pur dichiarando di voler dare esecuzione alle sentenze di questo Consiglio – è un passaggio del pronunciamento – in realtà pone a carico dell’associazione ricorrente degli adempimenti che esulano dall’obbligo conformativo”.
Il Consiglio di Stato dispone che il commissario ad acta già nominato si insedi nel termine di trenta giorni dalla notifica o dalla comunicazione in via amministrativa della sentenza e provveda a valutare i parcheggi richiesti per il rilascio del permesso di costruire. Il Comune deve pagare 6mila euro di spese legali.
Il presidente dell’Associazione Abella Bourass esprime “grande soddisfazione per la sentenza che ha riconosciuto il diritto ad ottenere un luogo di culto e non un centro culturale, come pretendeva il Comune nonostante la domanda originaria del 2014 e le sentenze del Consiglio di Stato, augurandosi che, nel futuro, i rapporti con la comunità canturina possano essere ispirati ai principi della massima collaborazione nell’interesse comune e per il bene della città”.
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