“Siamo arrivati al punto di vedere razzismo e odio anche dove esiste semplicemente della goliardia da stadio. La denuncia presentata dalla segretaria del PD Elly Schlein nei confronti di un tifoso del Monza rappresenta una vicenda sproporzionata e preoccupante”: con queste parole il capogruppo della Lega in consiglio regionale Alessandro Corbetta attacca Elly Schlein dopo la notizia diffusa nei giorni scorsi relativa alla querela presentata dalla segretaria del Pd per la figurina spuntata durante la partita Monza-Como del 5 aprile 2025. Una figurina con la foto della politica dem che indossa la maglia del Como corredata dalla scritta “Comasco Schlein”. Immagine e parole per le quali, secondo la magistratura, si sconfina nel reato di diffamazione con l’aggravante dell’odio razziale, visto che quel “Comasco Schlein” corrisponderebbe a “Comasco ebreo” per le origini della famiglia del padre della segretaria del Pd e la chiave di lettura – trattandosi di tifosi avversari – sarebbe dispregiativa. Nei giorni scorsi si è chiusa formalmente l’inchiesta nei confronti di un tifoso monzese 40enne.
“L’adesivo in questione – dichiara Corbetta – non contiene alcun riferimento agli ebrei o all’antisemitismo. Si tratta chiaramente di uno sfottò politico da stadio: magari discutibile e politicamente scorretto, ma ben lontano dall’odio razziale. Criminalizzare episodi di questo tipo significa allargare in modo improprio concetti giuridici molto seri, rischiando di banalizzare proprio le vere forme di discriminazione e odio che invece vanno combattute. Da quanto emerge – aggiunge il capogruppo della Lega – il tifoso avrebbe già ricevuto un DASPO. Ma qui si va oltre: si rischia addirittura di mandare una persona a processo e di farle rischiare il carcere per una provocazione da stadio. È una deriva che non possiamo accettare. L’intento di quell’adesivo – è l’opinione sottolineata da Corbetta – non era certo quello di colpire le origini ebraiche della Schlein, che nessuno avrebbe associato all’immagine, ma semplicemente prendere in giro la tifoseria avversaria attraverso un accostamento a un politico che evidentemente non gode di molta simpatia nell’ambiente. I comaschi stessi l’hanno vissuta come una goliardata. In casi come questi servono più buon senso e autoironia, non tribunali, accuse sproporzionate e finto vittimismo. Mi auguro sinceramente – conclude Corbetta – che questa indagine venga archiviata al più presto. Non tutto può diventare un caso giudiziario o un episodio di odio. Se tutto diventa odio, allora nulla è più odio”.



