Mercato del lavoro, a Como aumenta l’offerta. Uil del Lario: “Non basta, resta una fragilità strutturale”

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Aumenta l’offerta di lavoro in provincia di Como: numeri positivi per il mercato lariano, con un +70 per le aziende comasche e +60 per quelle lecchesi. È quanto emerge dalle rilevazioni di Excelsior realizzato da Unioncamere in accordo con Anpal, che ha messo a confronto i dati di maggio 2026 con quelli di esattamente un anno fa.

Lavorare a Como, l’offerta aumenta ma ancora troppi contratti a termine

Ancora una volta, i dati confermano che il contratto a termine è quello più usato dalle aziende, con percentuali in crescita sia a Como sia a Lecco. In Lombardia si registra il 24% di assunzioni con contratti a tempo indeterminato, il 4% con apprendistato. A Como, in particolare, si conta il 18% di contratti indeterminati e il 5% con apprendistato. A Lecco, invece, sono previste assunzioni al 21% con contratti a tempo indeterminato e al 4% di apprendistato. In provincia di Como le maggiori assunzioni a tempo indeterminato riguardano il settore manifatturiero, con il 48%, seguita dai servizi alle imprese con il 23%.

A maggio nel Comasco le figure professionali più ricercate sono gli esercenti e gli addetti nelle attività di ristorazione (con 890 unità), a conferma della centralità del settore turistico, seguiti dal personale non qualificato nei servizi di pulizia (con 490 unità). Spazio poi alle tendenze: dati alla mano, i numeri più alti riguardano i servizi e, ancora una volta, il turismo, seguito da servizi per le imprese, commercio e infine servizi alle persone. Segue l’industria, in particolare manifattura e costruzioni.

Uil del Lario: “Serve un salto di qualità”

In generale, Como e Lecco crescono leggermente nelle previsioni di assunzione, in controtendenza rispetto al dato regionale e nazionale, ma – per la Uil del Lario – è necessaria un’analisi più approfondita. In particolare, si legge in una nota diffusa dal sindacato, “dietro ai numeri resta una fragilità strutturale. La crescita occupazionale continua, infatti, ad appoggiarsi in larga parte su contratti a termine, lavoro stagionale e mansioni a bassa qualificazione. A Como il 77% delle assunzioni previste è a tempo determinato o con formule precarie“, ricordano i sindacalisti. “Parallelamente – aggiungono – le figure più richieste restano concentrate nella ristorazione, nei servizi di pulizia, nella logistica e nelle consegne. Settori fondamentali, ma troppo spesso caratterizzati da bassi salari, turni discontinui e scarse prospettive di crescita professionale“.

“Anche il dato sui titoli di studio racconta molto – proseguono dalla Uil – Le imprese cercano soprattutto personale con formazione professionale o scuola dell’obbligo, mentre rimane ancora limitata la domanda di profili altamente qualificati e di competenze innovative“, sottolineano dalla Uil del Lario. “Il territorio non manca di capacità produttiva, ma ora serve un salto di qualità. Se vogliamo evitare che le imprese continuino a soffrire la carenza di personale qualificato e che tanti lavoratori scelgano la Svizzera, bisogna costruire un vero patto territoriale. Un accordo che metta al centro stabilità occupazionale, formazione permanente, salari adeguati e prospettive professionali credibili”.

“La sfida è tutta qui – commenta il coordinatore della Uil del Lario, Dario Esposito – decidere se continuare a inseguire le emergenze o utilizzare finalmente le opportunità che il territorio ha davanti per costruire sviluppo e buona occupazione. Perché senza lavoro stabile, qualificato e dignitoso non esiste competitività che possa reggere nel tempo“.