Il processo per la morte di Ramona Rinaldi. Le tappe delle indagini, i carabinieri sentiti in aula

La chiave sparita, il pigiama lavato nel cuore della notte, le luci accese in casa, il tonfo sentito chiaramente dai vicini, l’analisi della serratura e i capelli sulla porta. E poi i piani per lasciare l’Italia. I carabinieri hanno riferito in aula in tribunale a Como gli elementi emersi dalle indagini sulla morte di Ramona Rinaldi, 39 anni, trovata impiccata nel bagno di casa a Veniano il 21 febbraio dello scorso anno. Un suicidio simulato, secondo l’accusa, dal compagno Daniele Re, 35 anni, accusato di omicidio volontario.
L’indagine è stata coordinata dal magistrato Antonia Pavan, che oggi davanti alla Corte d’Assise presieduta da Carlo Cecchetti ha chiamato i primi testimoni, a partire dai carabinieri che hanno guidato l’attività investigativa. Gli inquirenti hanno effettuato analisi dettagliate sulla serratura della porta del bagno, sfondata dai primi soccorritori che hanno poi constatato la morte di Ramona. Il compagno, secondo la ricostruzione dell’accusa avrebbe chiuso dall’esterno, con una delle cinque chiavi disponibili dell’appartamento, scomparsa e mai ritrovata. Analizzata anche una macchia di sangue risultata della vittima, così come i capelli della donna sulla porta e la maglia del pigiama, lavata in piena notte. Concordanti e verificate le testimonianze dei vicini che hanno sentito distintamente un tonfo, “come di un corpo che cade” e che hanno riferito delle luci accese nell’abitazione in orario notturno.
I carabinieri, tramite testimonianze di familiari, amici e colleghi e altri accertamenti hanno ricostruito anche l’ultimo anno di vita di Ramona, con una crisi di coppia aperta dalla perdita di un bambino e via via peggiorata, fino ai messaggi, riprodotti in aula, di Daniele Re che parla espressamente della volontà della compagna di separarsi. Nei mesi precedenti l’omicidio, il 35enne all’improvviso si era dimesso dal lavoro. La madre aveva inoltre segnalato alcuni dubbi sul figlio ai carabinieri, che erano intervenuti togliendo all’uomo l’arma che deteneva regolarmente. Ricostruiti anche i piani dell’uomo per lasciare l’Italia, fino all’acquisto di due biglietti aerei, per lui e per il padre.
Come richiesto dalla difesa, nell’udienza di oggi è stato dato l’incarico per una perizia psichiatrica su Daniele Re. I professionisti dovranno consegnare il lavoro entro la fine di settembre e se ne discuterà nell’udienza già fissata per ottobre.