‘Ndrangheta nel territorio comasco, ultimo atto dell’operazione “Cavalli di Razza”, l’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano che nel 2021 aveva portato a un provvedimento di fermo per 54 persone. Nelle scorse ore, gli agenti della polizia di Stato di Como hanno portato in carcere quattro persone condannate in via definitiva nell’ambito dell’indagine. Altre due si sono costituite spontaneamente.
I destinatari dei provvedimenti sono stati rintracciati dagli investigatori della squadra mobile di Como nelle loro abitazioni e poi portati in cella, dove dovranno scontare le pene diventate definitive.
In carcere un 38enne residente a Cadorago, che dovrà scontare una pena di 5 anni, 3 mesi e 4 giorni di reclusione, oltre al pagamento di una multa di 24.000 euro. Una 58enne, moglie dell’ex boss della locale di Fino Mornasco, fermata nella sua abitazione a Rovello Porro, condannata anche per associazione di tipo mafioso, dovrà espiare una pena di 7 anni e 8 mesi di reclusione. Un 36enne raggiunto dagli agenti nella sua casa ad Albavilla, condannato per reati in materia di stupefacenti, dovrà scontare 8 anni di reclusione e una pena pecuniaria di 24.000 euro. In carcere infine un 48enne residente a Pusiano, che dovrà espiare una pena di 5 anni, 4 mesi e 5 giorni di reclusione per associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti.
Altri due indagati della stessa inchiesta si sono spontaneamente costituiti alla casa circondariale di Voghera, in provincia di Pavia, Entrambi, condannati per associazione di tipo mafioso, dovranno scontare una pena definitiva di 7 anni e 4 mesi di reclusione.
L’operazione contro la ‘ndrangheta nel Comasco è nata da un’indagine coordinata dai pubblici ministeri della Direzione distrettuale antimafia di Milano Pasquale Addesso e Sara Ombra e condotta dalla squadra mobile di Milano e dalla guardia di finanza di Como. “L’indagine ha consentito di ricostruire la storia di circa quindici anni di presenza della ‘ndrangheta nel territorio a cavallo tra le province di Como e Varese, evidenziandone la vocazione sempre più imprenditoriale e svelandone le modalità di mimetizzazione e compenetrazione con il tessuto economico-legale”, avevano spiegato i magistrati della Dda. L’organizzazione smantellata aveva ramificazioni anche in Svizzera.


