“Un deserto a 13 euro. Ecco come si presentava ieri alle 12.30 la piscina di Casate”: la segnalazione arriva dal Partito Democratico di Como, che sottolinea la carenza di utenti nell’impianto dopo l’aumento delle tariffe deciso dall’amministrazione comunale.
“Un tempo un punto di ritrovo vivo, oggi uno spazio desolato. – sottolinea il Pd – Dopo l’aumento delle tariffe e l’introduzione della vigilanza privata, l’obiettivo sembra essere stato raggiunto: non ci sono più “persone sgradite”, ma purtroppo non ci sono più nemmeno gli utenti. E parliamo di uno dei giorni più caldi di questa torrida estate”.
Il sindaco Alessandro Rapinese aveva spiegato che i nuovi prezzi, praticamente raddoppiati, arrivavano da una riunione avuta con il personale di Csu. E le “tariffe anti maranza” avrebbero rappresentato una sorta di “selezione all’ingresso” per motivi di sicurezza visti i trascorsi della stagione scorsa.
“Le nuove tariffe si sono trasformate in una vera e propria barriera selettiva che taglia fuori tante famiglie: – dicono dal Pd – 13 euro per l’ingresso di un solo adulto – 10 euro per un ombrellone – 6 euro per una sdraio. Per una famiglia, anche solo trascorrere una giornata qui è diventato un lusso insostenibile. Non dimentichiamo che Casate è un quartiere popolare e questa piscina rappresenta l’unica struttura pubblica e accessibile della zona. Privatizzare di fatto l’accesso a un bene comune con prezzi simili significa privare il quartiere del suo unico punto di svago estivo”.
Gli esponenti dem mettono in evidenza anche lo stato della struttura. “Con l’appalto di gestione CSU in scadenza tra un anno, – spiegano – la sensazione è quella del totale disimpegno: nessuna cura, nessuna bonifica. Il prato, un tempo verde e curatissimo, oggi si presenta brullo e completamente secco. La piscina di Casate – ribadiscono – deve tornare a essere un servizio per i cittadini, non un privilegio per pochi”.


