Lavori per la nuova curva del Sinigaglia, il Comitato Civico per la Tutela della Zona Stadio scrive di nuovo alla Soprintendenza e chiede di revocare il parere emesso e di trasmettere gli atti alle autorità giudiziarie competenti. Di fatto una richiesta di stop.
Mentre il cantiere procede a ritmi serrati la battaglia di una parte dei cittadini prosegue.
Dopo la prima lettera del 7 giugno scorso “è stato possibile accedere – spiega l’avvocato Veronica Dini, legale del comitato – alla documentazione progettuale chiesta al Comune di Como – passaggio che oltre a riproporre nuovamente il tema della provvisorietà delle opere, di cui già si chiedeva conto, solleva altri dubbi.
Ma è opportuno fare un passo indietro. In base a quanto appreso dal Comitato la Soprintendenza avrebbe concesso la propria autorizzazione ai lavori sul presupposto che l’intervento avesse carattere provvisorio e fosse finalizzato all’adeguamento dell’impianto alle norme UEFA per la stagione 2026-2027.
Nel nuovo documento – datato 13 luglio – inviato alla Soprintendenza si sottolinea subito che “neppure in quanto esaminato vi è traccia del PFTE (Piano di Fattibilità Tecnico Economica) relativo alla riqualificazione dello stadio, tanto meno si hanno notizie in ordine all’avvio della Conferenza dei servizi decisoria”. Quest’ultimo step si lega al progetto del nuovo Sinigaglia che chiarirebbe se i lavori in corso vanno a costituire la base del nuovo impianto. Inoltre si fa riferimento alla SCIA (la segnalazione di inizio attività), depositata negli uffici comunali dopo il nulla osta della stessa Soprintendenza, che “dà conto di nuove funzionalità e opere strutturali che non possono essere definite provvisorie”. Si torna a parlare anche dei pali in cemento armato. In sostanza – rileva l’avvocato Dini – “almeno una parte delle opere in corso di realizzazione non può essere definita provvisoria sia per le caratteristiche costruttive previste che per le finalità cui le stesse sono destinate. E’ evidente – si sottolinea – che non sarebbe economicamente sostenibile pensare di rimuovere gli adeguamenti richiesti dalla UEFA per poi riproporli in futuro”.
A fronte di ciò, dunque, si contesta che “il progetto in corso non avrebbe potuto essere assentito da questa Soprintendenza, non trattandosi (solo) di opere meramente provvisorie, ma avrebbe dovuto essere approfondito […] da tutti gli enti competenti” e che “la SCIA non rispetti i requisiti di legge”. Pertanto il comitato insiste affinchè la Soprintendenza verifichi una serie di punti: dalla provvisorietà delle opere alla data stessa di avvio del cantiere che risulterebbe antecedente rispetto al deposito della SCIA. La lettera si chiude con la richiesta di revoca in autotutela il parere emesso. Una richiesta che approderà anche a Palazzo Cernezzi che è proprietario dello stadio dato in concessione al Como.


