“Se oggi c’è un’emergenza non è colpa del Comune”. Con queste parole il sindaco di Como, Alessandro Rapinese, replica sui propri social al presidente del Consiglio d’istituto della primaria Corridoni, Simone Molteni, e accusa la scuola di aver gestito in modo inadeguato il percorso che ha portato alla chiusura del plesso di via Sinigaglia. L’amministrazione respinge ogni responsabilità sulla situazione attuale, che a settembre vedrà gli oltre 200 alunni, distribuiti in 11 classi, trasferiti tra la scuola media Foscolo di via Borgovico, dove gli interventi di adeguamento non sono ancora partiti, le scuole primaria e secondaria di Tavernola, la primaria di via Perti, in passato criticata dallo stesso Rapinese per le condizioni della struttura, e la scuola di via Fiume, appartenente a un diverso istituto comprensivo.
La chiusura della Corridoni, ha ricordato Rapinese, era nota fin dallo scorso ottobre, quando una delibera della Regione Lombardia aveva approvato il piano di ridimensionamento della rete scolastica comasca individuando le sedi alternative per gli alunni: Secondo il primo cittadino il Consiglio d’Istituto avrebbe dovuto predisporre per tempo il trasferimento degli alunni, evitando di continuare a raccogliere iscrizioni per la sede di via Sinigaglia e di mantenere il plesso nel Piano triennale dell’offerta formativa approvato a dicembre, confidando nell’esito favorevole del ricorso al Tar, poi respinto. Il sindaco ha inoltre contestato alla scuola la mancanza di comunicazioni chiare alle famiglie, che a oggi non conoscono ancora la destinazione provvisoria dei figli.


