Il Lago di Como è ai minimi storici. Il Lario ha ormai esaurito le riserve d’acqua accumulate durante l’inverno e, complice un anno segnato da piogge e nevicate ben al di sotto della media, ha raggiunto in questi giorni il livello più basso degli ultimi 80 anni. Una situazione che, secondo Legambiente Lombardia e l’Osservatorio sugli utilizzi idrici del bacino del Po, rischia di avere conseguenze dirette anche sull’irrigazione dei campi del territorio comasco. A rendere ancora più critica la situazione è il progressivo ritiro dei ghiacciai alpini, che nei mesi estivi alimentano i fiumi immissari del Lario e contribuiscono normalmente a sostenere le riserve del lago proprio nel periodo in cui la richiesta d’acqua aumenta per le esigenze dell’agricoltura.
I dati confermano il quadro di forte sofferenza. Oggi il Lago di Como dispone appena del 6% della sua capacità di regolazione e, soltanto nell’ultima settimana, ha perso un altro 6%, con il livello dell’idrometro di Malgrate sceso fino a -29 centimetri. Valori che raccontano una progressiva riduzione delle riserve disponibili e che si inseriscono in una situazione più ampia, perché anche il Lago Maggiore e il Sebino stanno attraversando una fase di forte difficoltà, mentre il Garda è, almeno per il momento, l’unico grande lago lombardo a non registrare ancora criticità così marcate.
Per Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia, questi numeri dimostrano che il cambiamento climatico non è più un’ipotesi ma una realtà con cui bisogna fare i conti. Per questo l’associazione chiede una strategia di adattamento che permetta all’agricoltura lombarda di ridurre la dipendenza dalle risorse idriche estive, puntando su sistemi di gestione e irrigazione più efficienti. Dalla Regione, invece, arriva una valutazione diversa: secondo Palazzo Lombardia il tavolo tecnico per la gestione della crisi idrica ha operato nel migliore dei modi, monitorando costantemente l’evoluzione della situazione in un anno che si sta confermando tra i meno piovosi dell’ultimo decennio.
Il bilancio, però, resta pesante. Dall’inizio dell’anno ai grandi laghi lombardi sono arrivati circa 4 miliardi di metri cubi d’acqua in meno rispetto alle attese, un deficit che nemmeno le riserve degli invasi idroelettrici riescono ormai a compensare e che si riflette inevitabilmente anche sulla portata del Po. Secondo l’Osservatorio, le conseguenze si fanno sentire soprattutto sull’agricoltura di Lombardia e Piemonte, dove la disponibilità d’acqua è ormai inferiore fino al 60% rispetto alla media del periodo, con il rischio di rendere sempre più difficile affrontare la parte finale della stagione irrigua se nelle prossime settimane non arriveranno precipitazioni significative.


