Solennità di Tutti i Santi, il cardinale Cantoni in Duomo: “La santità è fatta di gesti quotidiani”

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«La santità non è un traguardo riservato a pochi, ma una strada aperta a tutti, fatta di gesti quotidiani, di Vangelo vissuto e di amore capace di trasformare la società». È il messaggio al centro della celebrazione della solennità di Tutti i Santi presieduta questa mattina in Cattedrale dal vescovo, cardinale Oscar Cantoni, al rientro dopo la convalescenza per una polmonite. Una festa che, nelle parole del Vescovo, richiama la «moltitudine immensa» di uomini e donne che, in ogni epoca e in ogni parte del mondo, hanno saputo lasciarsi guidare dallo Spirito, diventando segni concreti della carità di Dio.

FOTO: UFFICIO STAMPA DELLA DIOCESI DI COMO

«I santi sono i nostri modelli, non eroi irraggiungibili, ma solo profondamente umani», ha ricordato il cardinale Cantoni, invitando ciascuno a riscoprire la propria vocazione alla santità attraverso le Beatitudini e l’amore fraterno.

Domani, lunedì 2 novembre, nella Commemorazione di tutti i fedeli defunti, alle 10, in Cattedrale, il Vescovo presiederà la celebrazione eucaristica in suffragio dei Vescovi e dei Canonici defunti, mentre alle 15 celebrerà la Santa Messa al Cimitero Monumentale di Como, per affidare al Signore quanti hanno concluso il pellegrinaggio terreno, nella fede in Cristo risorto e nella speranza della vita eterna.

QUI DI SEGUITO IL TESTO DELL’OMELIA DEL CARDINALE CANTONI NELLA SOLENNITÀ DI TUTTI I SANTI

Foto: UFFICIO STAMPA DELLA DIOCESI DI COMO

Facciamo nostra la profonda gioia ed esultanza di san Giovanni nell’ Apocalisse, quando riferisce: “vidi una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, avvolti in veste candide e tenevano rami di palma nelle loro mani. E gridavano a gran voce: La salvezza appartiene al nostro Dio, seduto sul trono e all’Agnello”.                         

La solennità che oggi celebriamo è una vera festa di famiglia: onoriamo le tante persone, che costituiscono la Chiesa di lassù e continuamente lodano la santissima Trinità misericordia.

Si tratta di “una moltitudine immensa”, proveniente da ogni parte della terra, di ogni epoca della storia, persone molto diverse tra loro, eppure tutte unite in un unico canto di lode e di festa. Esse gioiscono per la salvezza concessa dal Signore, che le ha chiamate a partecipare alla pienezza della vita senza fine, frutto della sua risurrezione da morte.   

Questi nostri fratelli e sorelle sono i Santi di ogni epoca della storia, che Dio, sebbene numerosi, conosce e chiama per nome, uno per uno, rispettando le loro differenze particolari. Sono uniti in un unico corpo, ma non sono annullate le originalità di ciascuno. È da riconoscere che senza di essi la storia del mondo sarebbe immensamente più povera, cioè meno umana. Sono anch’ essi uomini e donne comuni, come noi, del tutto normali, che a poco a poco, e non senza fatica e impegno, hanno saputo valorizzare la grazia del battesimo, si sono lasciati plasmare dalla forza dello Spirito santo, che li ha aiutati a diventare sempre più viva immagine di Cristo, che essi hanno assimilato “fin dentro le loro vene” a tal punto da sceglierlo come vita della loro vita.                                                                                                                                               

Hanno imparato a fare del Vangelo la guida che illumina il loro mondo interiore e quindi le loro scelte. Hanno vissuto non alla ricerca della loro gloria e non hanno approfittato della amicizia con il Signore per far emergere loro stessi. Nello stesso tempo hanno saputo ascoltare gli appelli del loro tempo, coniugando fede e storia, spendendosi attivamente nel loro ambiente per contribuire a edificare la realtà nuova e vivificante del Regno di Dio.

Per esemplificare, mi sembra bello oggi fare memoria dei santi che a Torino, nel 1800, hanno di fatto mobilitato la città nella lotta alle grandi sofferenze dei poveri. Realizzarono in pochi decenni opere di avanguardia sul fronte della cura dei malati, dei giovani, dei carcerati, della mondialità. Questi santi hanno un nome: Giuseppe Cottolengo, don Bosco, Giuseppe Allamanno, Giulia e Tancredi di Barolo, Giuseppe Cafasso.

È di poche settimane fa la proposta della Chiesa di Torino di intitolare lo spazio in cui essi hanno operato, il “kilometro quadrato della carità”, così che sia elevato a patrimonio dell’Unesco. Segno che manifesta di quale mondo può nascere se noi lasciamo operare la carità di Dio dentro le strutture della società, quale novità di vita può svilupparsi se noi poniamo l’amore fraterno a fondamento del nostro vivere e operare.

Da parte loro, i Santi vegliano continuamente su di noi, pregano per noi e con noi, perché noi, a nostra volta, in attesa di unirci al loro canto festoso nella Chiesa di lassù, ci impegniamo a costruire quaggiù un mondo come Dio lo vuole, più solidale e fraterno, impegnandoci, ciascuno secondo i propri doni e responsabilità, a vivere secondo lo spirito delle beatitudini evangeliche. Esse innestano nei credenti una dinamica nuova, del tutto opposto alla mentalità del mondo, ma solo esse ci danno la possibilità, se ne assimiliamo veramente lo spirito, di costruire un mondo come piace a Dio, ossia un mondo più umano, mediante relazioni interpersonali che raggiungono il cuore di chi ci circonda e lo riappacificano.

I santi sono i nostri modelli, non eroi irraggiungibili, ma solo profondamente umani, come Dio ci ha creati, creature limitate, deboli e fragili, eppure pieni della forza d’amore. La vera avventura personale, ci ha ricordato papa Francesco, è quella che si costruisce a partire dal cuore. Allora accettiamo questo interrogativo che può apparire una provocazione, ma che in verità, proprio oggi, festa di tutti i Santi, può aiutarci a riprendere nuova forza per vivere e così aspirare alla santità: “se ce l’abbiamo fatta noi, (pare che ci dicano) perché non potreste farcela anche voi?