“Non bastano rimedi espressi con la sola repressione, occorrono progetti educativi e adulti disposti a stare vicino ai giovani, con famiglie che talvolta sono del tutto assenti. Se la risposta delle istituzioni e della società civile si limiterà all’ordine pubblico, avremo forse arginato il sintomo, ma lasciato intatta la malattia”. Non solo repressione e punizioni, quindi, ma anche ascolto, vicinanza ed educazione. È questo il filo conduttore del messaggio del vescovo di Como, il cardinale Oscar Cantoni, che commenta così i fatti di Milano, la psicosi che si è diffusa a Como e il disagio che dilaga tra i più giovani.
Le inquietudini che attraversano il mondo giovanile, le domande sul futuro e il bisogno di relazioni autentiche interrogano profondamente il mondo adulto e le comunità educanti. Sono segnali che chiedono attenzione e capacità di ascolto, senza fermarsi ai giudizi, ma cercando di comprendere le fragilità che talvolta si esprimono con comportamenti estremi. “Occorre comprendere le ragioni dei comportamenti di questi ragazzi”, dice il cardinale Cantoni nel suo messaggio. “Costruire ponti nel vuoto interiore: il compito della comunità cristiana”: si intitola così la riflessione del vescovo di Como, che è prima di tutto un invito rivolto ad adulti, famiglie, educatori e comunità, per non voltarsi dall’altra parte, ma anzi mettersi in ascolto dei giovani, accompagnarli e offrire loro relazioni significative, luoghi di accoglienza e concrete occasioni di crescita. Giovani che, oggi più mai, hanno bisogno di presenza, costanza e punti di riferimento.
La guerriglia che dieci giorni fa ha messo a ferro e fuoco Milano, tra violenza, devastazioni e saccheggi, ha certo provocato milioni di euro di danni, ricorda il cardinale Cantoni, ma “ciò che più colpisce – commenta – è la ferocia e la violenza che questi ragazzi hanno messo in moto con grande disinvoltura. Scene che generano sgomento, paura e desolazione – aggiunge – ma suscitano anche molti interrogativi”. “Come cristiani (genitori, educatori, pastori, insegnanti) non possiamo voltarci dall’altra parte e mentre rigettiamo con fermezza le devastazioni che questi ragazzi hanno provocato, abbiamo il dovere di rispondere”, sottolinea il vescovo.
“Non si tratta di giustificare l’ingiustificabile – ha poi precisato – ma di comprendere che la violenza cieca è spesso il sintomo estremo di un vuoto interiore che non trova altri canali di espressione. Spesso è un grido di aiuto”. Giovani che hanno sempre più ansia per il futuro, “che li conduce fino al rifiuto di mettere al mondo figli”, commenta ancora Cantoni. “Un senso di angoscia accomuna molti giovani – aggiunge – spesso disorientati all’interno di un mondo iperconnesso, ma privo di vere e intense relazioni umane, dove l’apparenza e il consumo immediato hanno sostituito l’ascolto e la profondità”.
Per il cardinale comasco: “Occorre annunciare di nuovo che Dio torni al centro della nostra società e del nostro vivere”. L’assenza di ponti e di dialogo – sottolinea il vescovo – fa sì che le nuove generazioni “precipitano nel disorientamento”. “Solo riscoprendo questa verità – dice – si può creare unità tra persone che appartengono a culture diverse, spesso a religioni diverse, con opinioni politiche differenti, partendo dal punto comune, ossia dal fatto di appartenere tutti alla stessa famiglia, in quanto figli di Dio”.
“In questo percorso – ricorda il cardinale Cantoni – un ruolo educativo fondamentale spetta alle famiglie. Troppo spesso lasciate sole ad affrontare le complessità e le fragilità”. “Concretamente, il primo passo penso sia davvero quello del mettersi in ascolto dei nostri giovani, un atteggiamento oggi tanto difficile, ma che esprime e rende concreta la generosità dell’aver cura – conclude – È indispensabile: le nuove generazioni sono il presente che sa di futuro e ci stanno a cuore”.



