Asilo Sant’Elia di Como, primi lavori di restauro al via grazie alla collaborazione tra Fai (Fondo Ambiente Italiano) e il Comune. Si parte introducendo alcuni aspetti di automazione al complesso meccanismo che governa l’apertura e la chiusura delle grandi tende. Conservazione e innovazione, questo il duplice obiettivo che guida anche la realizzazione delle tende stesse: verrà infatti utilizzato un tessuto particolare che possa filtrare con maggiore efficacia il passaggio della luce e resistente all’esposizione prolungata al sole anche in funzione di un basso impatto e di una minore necessità di sostituzione. Il progetto, che sul piano della divulgazione vede coinvolti anche l’Associazione Wonderlake e il MAARC – Museo virtuale Astrattismo e Architettura Razionalista Como, ha un costo di 120mila euro: riceve un contributo FAI e Intesa San Paolo di 23mila euro mentre il cofinanziamento è assicurato da Palazzo Cernezzi.
La scuola capolavoro progettata da Giuseppe Terragni ha accolto i bambini fino al 2019 poi la chiusura a causa di una serie di necessari adeguamenti e lo scorso anno, proprio grazie alla collaborazione con il Fai la riapertura in occasione di alcune giornate. Momenti in cui i comaschi turisti e tanti studenti hanno fatto ore di coda pur di rientrare e rivedere la struttura. Edificio che si distingue per l’uso pioneristico non solo della trasparenza ma anche per l’impiego di pareti mobili che rendevano gli spazi modulabili in base alle esigenze.
Già oggetto di restauro negli anni 80, l’Asilo Sant’Elia ha partecipato al censimento i “Luoghi del cuore” e ha raggiunto la 57esima posizione nazionale con 7.531 voti, ha visto il coinvolgimento dell’Ordine degli Architetti, dell’Archivio Terragni e del Comune di Como e ha ridato evidenza alla necessità di restituire nuova vita a un immobile ricco di storia. Il Comune, proprietario dell’edificio, aveva avviato un percorso di studio, analisi e approfondimento per arrivare alla progettazione del restauro in collaborazione con la Soprintendenza e il Politecnico di Milano. Con gli stessi partner scientifici ha partecipato al bando “I luoghi del cuore” candidando un primo intervento legato, appunto, all’elemento più caratteristico dell’edificio: il rapporto con l’esterno e la gestione della luce.





