Il Faro Voltiano torna a Como. La sentenza del Tar: Brunate riconsegna le chiavi. Rapinese: “Era ora”

Il Faro Voltiano torna a Como. Brunate riconsegna le chiavi del monumento. Lo ha stabilito il Tar della Lombardia, che dà ragione a Palazzo Cernezzi.

Chiuso dal 2024 per interventi di sistemazione indispensabili e non ancora eseguiti, il Faro è al centro di una complessa contesa tra il Comune di Como, che ne è proprietario, e il municipio di Brunate, che invece è proprietario del terreno sui cui sorge lo stesso faro. La convenzione tra le due amministrazioni che affidava a Brunate la gestione del faro è scaduta e non è stata rinnovata. Brunate ha quindi revocato la concessione gratuita a Como del terreno, che avrebbe avuto invece scadenza naturale nel 2033.

Subito si è passati alle vie legali, con il ricorso presentato al Tar dal Comune di Como.

“Dopo settimane di fango nei confronti della mia amministrazione, finalmente abbiamo la verità – dichiara il sindaco del capoluogo Alessandro Rapinese – Se non abbiamo potuto intervenire sul faro, è solo colpa di Brunate. Oggi conto di ricevere le chiavi e di iniziare a fare ciò che avrei voluto fare dal momento della chiusura, ovvero renderlo agibile per il 2027. Ora che la verità è ristabilita, comunque non finisce qui. – continua Rapinese – Noi penseremo a riaprire il faro, ma a Brunate, giusto il tempo di preparare le scartoffie, verrà presentato il conto. Adesso – conclude il sindaco – spero che qualcuno mandi una copia del documento del Tar in Regione”.

Il riferimento è ai consiglieri regionali comaschi Sergio Gaddi, Anna Dotti e Angelo Orsenigo, che lo scorso primo aprile avevano convocato Rapinese e il sindaco di Brunate Simone Rizzi in commissione Cultura per discutere della questione. Tavolo al quale il primo cittadino del capoluogo non si era presentato.

All’ordinanza odierna seguirà ad ottobre il giudizio di merito del 13 ottobre e da qui parte la replica del Comune di Brunate guidato dal sindaco Simone Rizzi in cui si dice che non si è: “Mai ostacolato alcun intervento di ristrutturazione; al contrario, è stata la stessa Amministrazione a sollecitare più volte tali lavori”. Si legge nella nota. “Anche il concetto di “restituzione” risulta fuorviante: la narrazione che descrive Brunate come un freno appare strumentale a giustificare il mancato avvio, fino ad oggi, del recupero della struttura”. Brunate sottolinea, inoltre che non impugnerà la decisione del Tar e rinnova la volontà a collaborare. Infine sul piano economico resta disponibile “a individuare un accordo equo e sostenibile” perché “non risulta accettabile la richiesta del Comune di Como di incassare integralmente i proventi della biglietteria mentre Brunate si fa carico di tutti i costi vivi”. Infine si ribadisce l’obiettivo comune: la piena fruizione del bene di straordinario valore.

Anche oggi, in un comune martedì mattina, non mancavano turisti e scolaresche ad ammirare il panorama che – vedendo aprire la porta – hanno cercato di entrare. Ovviamente non è stato possibile. Dall’esterno sono evidenti crepe, parti scrostate e annerite, scritte sui muri e lucchetti sulle ringhiere. I segni del tempo e dei vandali sono, purtroppo, evidenti. Senza considerare cosa emergerà dalle analisi dei tecnici all’interno. L’obiettivo “riapertura” nel 2027 è una sfida ardua.