Il progetto di fusione tra Lambrugo e Lurago d’Erba, comuni della bassa comasca, naufraga definitivamente. Il verdetto del referendum consultivo è netto: il percorso verso il comune unico si interrompe a causa dell’opposizione dei cittadini lambrughesi, nonostante il raggiungimento del quorum in entrambi i centri.
Il meccanismo della consultazione era vincolante e prevedeva una doppia condizione: il superamento del quorum del 25% (ampiamente centrato) e la vittoria del Sì in entrambi i comuni. Se a Lurago d’Erba i favorevoli hanno prevalso con il 58,3% (1.193 Sì contro 854 No), a decidere le sorti del progetto è stata Lambrugo, dove il No si è imposto con il 57,6% (740 voti contro 545 Sì).
Le reazioni a Lambrugo: tra identità e rammarico
Soddisfazione per il fronte del No, guidato da Michele Catalano e dall’ex sindaco Giuseppe Costanzo, che hanno parlato di una vittoria della democrazia per difendere l’identità territoriale contro un percorso «calato dall’alto».
Di segno opposto il commento del sindaco di Lambrugo, Flavio Mauri: «Sapevamo che sarebbe stato difficile; c’era un forte movimento contrario alimentato dalla paura che un paese piccolo potesse scomparire fondendosi con uno più grande. Spiace, perché avremmo avuto più flessibilità e una pianta organica di 33 persone contro le poche unità attuali. L’identità la fanno le associazioni e la gente, non la giunta: la fusione non l’avrebbe intaccata».
Il punto di vista di Lurago d’Erba
Anche il sindaco di Lurago d’Erba, Davide Colombo, prende atto del risultato sottolineando le occasioni perdute in termini di servizi: «Ringrazio i cittadini di Lurago per il risultato positivo, ma prendiamo atto democraticamente dello stop di Lambrugo. Le fusioni sono spesso accompagnate da false paure, ma il futuro è gestire insieme».
Colombo ha evidenziato come l’unione avrebbe messo a sistema realtà complementari: «C’era una sinergia perfetta, dagli uffici alle scuole. Lambrugo ha l’asilo nido e il centro sportivo che a noi mancano, mentre Lurago offre la scuola dell’infanzia statale. Erano offerte formative differenti che potevano integrarsi per un diritto allo studio più coordinato. Continueremo ad amministrare Lurago e a collaborare con i comuni vicini, come abbiamo sempre fatto, ma questa era una grande opportunità per gestire il territorio con più serenità».
Il futuro del territorio
Con il voto di Lambrugo l’iter amministrativo si chiude ufficialmente. Se per i sostenitori del No la strada rimane quella delle gestioni associate, per i due sindaci resta il rammarico di non aver potuto concretizzare una convergenza tecnica e politica che avrebbe garantito, a loro avviso, maggiore efficienza e servizi più strutturati alla comunità della bassa comasca.


