Una donna di 39 anni morta in casa a Veniano, impiccata nel bagno. Era l’alba del 21 febbraio dell’anno scorso e quello di Ramona Rinaldi era apparso inizialmente come un estremo, drammatico gesto volontario. Un dramma personale sul quale far calare un rispettoso silenzio.
Un anno e mezzo dopo, questa mattina in Corte d’Assise a Como si è aperto il processo al compagno della donna, Daniele Re, 35 anni, accusato di omicidio volontario. L’uomo è stato arrestato nel mese di luglio dello scorso anno e oggi era in aula per la prima udienza del procedimento che lo vede come unico imputato per la morte della compagna.
I familiari e gli amici di Ramona non hanno creduto un solo istante alla tesi del suicidio. E gli investigatori, coordinati dal magistrato Antonia Pavan, hanno avuto a loro volta dubbi sull’ipotesi del gesto volontario. Gli approfondimenti, con il coinvolgimento dei carabinieri del reparto investigativo scientifico, hanno portato alla svolta dell’indagine, all’arresto di Re e quindi al processo che ha preso il via oggi.
Accolta la richiesta della difesa, con il legale Davide Montani, di una perizia psichiatrica per valutare la capacità di intendere e volere e le condizioni mentali di Daniele Re. I familiari di Ramona Rinaldi, che si sono costituiti parte civile nel processo si sono opposti alla domanda, che è stata però accettata dalla corte, presieduta da Carlo Cecchetti.
La prossima udienza è fissata tra una settimana, il 17 giugno. In quella data, verrà dato l’incarico per la perizia psichiatrica ma sarà anche avviata l’istruttoria e sono già convocati in aula i primi testimoni, a partire dai soccorritori entrati nell’abitazione di Veniano il 21 febbraio dell’anno scorso.
A chiamarli lo stesso Daniele Re. Ha spiegato che la moglie era in bagno e non rispondeva, ma era rimasto ad attendere fuori dalla porta, aperta solo all’arrivo dei primi soccorritori. Ramona era già morta, impiccata con la cintura dell’accappatoio. Per l’accusa, un suicidio simulato dal compagno per provare a nascondere un omicidio.

