Nuovo Sinigaglia, corsa contro il tempo. Obiettivo: progetto e concessione prima delle elezioni

Nuovo Sinigaglia, corsa contro il tempo per chiudere la partita prima delle elezioni comunali. I passaggi che il Como si trova di fronte portano a ipotizzare un lavoro serrato e zero intoppi per raggiungere l’obiettivo entro un anno.
 

Intanto c’è una prima scadenza da rispettare che è quella di inizio luglio con la presentazione della variante al piano iniziale. Variante che – per stessa ammissione del presidente Mirwan Suwarso – vedrà un ridimensionamento del progetto presentato a febbraio 2025 a partire dall’eliminazione dell’albergo e da una riduzione delle attività commerciali. Va da sé che, contestualmente, si attende poi il piano economico finanziario su cui si reggerà l’operazione.

Resta poi da capire quanto peseranno le modifiche, se saranno sostanziali non si esclude che si debba tornare a interpellare gli enti coinvolti nelle decisioni, riunendo quindi di nuovo la conferenza dei servizi. Conferenza dalla quale, soltanto lo scorso gennaio, era arrivato un sostanziale via libera.
 

Ammettendo anche che questo passaggio non sia necessario, una volta presentata la variante si parla comunque ancora di una proposta progettuale alla quale deve seguire una delibera di giunta sul pubblico interesse dell’opera e quindi il progetto definitivo che dovrà approdare nella conferenza decisoria. Percorso che, a essere ottimisti, prevede non meno di sei mesi. A questo si deve aggiungere poi la definizione della concessione. Passaggio finale che il Como punterebbe a chiudere prima della scadenza del mandato di un’amministrazione che ha dichiarato sin da subito la volontà di sostenere la riqualificazione dell’attuale stadio.
 

Scadenze, dunque, già misurate e che non tengono conto di eventuali ricorsi legali, peraltro già ipotizzati, che a quel punto allungherebbero i tempi. Senza contare che il club e il Comune hanno anche a che fare, nel frattempo, con gli adeguamenti in corso per poter giocare la Champions.

La richiesta di presentazione di una variante, a cui seguirà tutto l’iter burocratico, rappresenta un investimento notevole di risorse e impegno, che conferma l’intenzione della società di investire sull’attuale Sinigaglia e che sembra allontanare un’altra teoria che ad un certo punto ha iniziato a circolare con insistenza e cioè l’esistenza di un piano B (se il piano A si fosse impantanato), ossia un progetto secondario da realizzare in un’altra area della città o anche fuori. Tesi che oltretutto si scontrerebbe con il volere del sindaco Alessandro Rapinese che ha sempre detto che lo stadio deve rimanere esattamente dove è.