Canton Ticino, Claudio Zali nella bufera per un audio diffuso nei giorni scorsi

Scandalo politico senza precedenti in Canton Ticino. E’ in bilico la carriera di Claudio Zali presidente del Consiglio di Stato del Ticino, al centro di un caso scoppiato dopo la diffusione dell’audio di una telefonata del 2020 in cui propone a un’amica di assoldare un sicario per picchiare e punire una stalker.


Claudio Zali, esponente della Lega dei Ticinesi, dopo giorni di polemiche non si è dimesso ma ha fatto una sorta di mezzo passo indietro. In pratica, sono “congelate” le deleghe a polizia e magistratura che gli erano state conferite l’anno scorso, in un avvicendamento con Norman Gobbi. Un altro caso che aveva sollevato parecchie polemiche in Ticino.


La Lega dei Ticinesi ha fatto sapere in una nota che il coordinatore Daniele Piccaluga ha convocato per martedì 28 luglio una riunione con i due rappresentanti leghisti in Consiglio di Stato e con il coordinamento del movimento. Alla riunione, secondo le informazioni emerse oggi, dovrebbe partecipare anche lo stesso Zali, che al momento è all’estero. “La riunione consentirà di fare il punto sulle questioni emerse negli ultimi giorni, confrontarsi collegialmente e valutare con attenzione il quadro complessivo”, si legge nella nota. Fino ad allora non ci saranno altre dichiarazioni. Lo stesso Zali intanto ha anche già annunciato querele.


Lo scandalo è emerso per la diffusione di una telefonata registrata e diffusa via social in cui Zali parla di “far pestare una donna da un sicario”. Non è chiaro perché la chiamata sia emersa ora, sei anni dopo la registrazione. Certamente il contenuto è grave e inequivocabile. L’esponente della Lega dei Ticinesi parla con un’amica che dice di essere vittima di una stalker e invita la donna a picchiarla. Quando l’amica risponde che perderebbe il posto di lavoro, il politico di offre di “chiamare un amico di cui si fida a Milano per farla pestare”.