Como celebra Sant’Abbondio. Il messaggio del cardinale Cantoni: “Fermare l’aggressività”

La solennità di Sant’Abbondio, patrono della città, si fa occasione per riflettere sulla società sotto diversi punti di vista. Il cardinale Oscar Cantoni, vescovo di Como, nelle celebrazioni di oggi e di ieri ha affrontato un tema che tocca da vicino anche il territorio: basta scorrere i social per rendersene conto e pure il confronto politico dovrebbe sentirsi chiamato in causa.

«Per il tradizionale discorso alla Città, in occasione del santo patrono Sant’Abbondio, ho pensato – ha detto il cardinale Oscar Cantoni nelle scorse ore commentando il messaggio per il Santo Patrono – che fosse opportuno denunciare un clima che spesso si registra nella nostra società (intendo: nel nostro ambiente vitale, sia religioso che civile). Spesso si assiste a reazioni violente, frutto di tanta aggressività, nei confronti di persone che non la pensano come noi. Il momento storico che stiamo attraversando ci fa respirare un’aria inquinata, che deturpa l’ambiente sociale. L’aggressività genera una raffica di violenze, non più fisiche, ma verbali, digitali, che schiacciano le persone, scatenando contro di loro una tempesta di parole violente, con giudizi, attacchi e ironia che feriscono la dignità della persona a cui questi attacchi sono indirizzati. Per uccidere un uomo non sono necessarie le bombe, bastano le parole violente che umiliano, fanno star male e che rendono impossibile ogni legame».

Davanti ai cittadini e alle autorità nel suo ultimo messaggio alla città da vescovo – domani va infatti a concludersi il mandato nel giorno del 76esimo compleanno anche se Cantoni accompagnerà la Diocesi ancora almeno fino a Natale – il cardinale invita al dialogo, alla fiducia a cercare la verità senza pretendere ad ogni costo tutte le ragioni.

Anche oggi ha richiamato in Duomo alcuni di questi temi ponendo l’accento sull’essere cristiani e su come ci comportiamo quando si affrontano questioni come la solidarietà, il perdono, la pace, il rispetto delle idee e delle persone.

«La fede che professiamo, infatti, ha bisogno di essere subito testimoniata, già a partire dall’ambiente familiare, per poi annunciarla con le opere nelle diverse realtà civili, culturali e politiche. La fede, quindi, se è autentica, non può che essere rigenerativa» ha detto oggi il vescovo. «Se i genitori vivono relazioni di rispetto e di apertura, i figli, a loro volta, imparano che tali relazioni sono possibili. Se i genitori parlano con disprezzo di chi è diverso, di chi proviene da altri mondi, i loro figli assorbono quel veleno e lo iniettano nel loro sguardo sul mondo».