Case care e stipendi che non bastano più, a Como cresce il divario tra costo della vita e lavoro. Cgil, Cisl e Uil chiedono una strategia condivisa. Il problema, spiegano i sindacati, non riguarda più soltanto le persone in difficoltà economica, ma sempre più lavoratori, giovani e famiglie di tutta la provincia. Il costo delle abitazioni, sostenuto dalla forza del lago, dal turismo e dalla vicinanza con la Svizzera, sta diventando infatti un ostacolo per chi vuole vivere e lavorare sul territorio, soprattutto per le imprese che cercano personale.
I numeri raccontano una contraddizione. Il mese scorso le imprese comasche programmavano oltre 4.100 assunzioni, quasi 11.800 nel trimestre tra luglio e settembre. Eppure, secondo i dati di Unioncamere, per una figura su due le aziende prevedono difficoltà nel trovare personale. Il nodo, per i sindacati, è che non basta cercare lavoratori se poi non possono permettersi di vivere qui. Guardando invece al confine, c’è chi, davanti ad affitti sempre più alti, sceglie di lavorare in Svizzera, dove gli stipendi permettono di sostenere meglio i costi dell’abitare. Anche i giovani, spiegano ancora i sindacati, valutano sempre più spesso se restare in provincia o trasferirsi altrove.
Como del resto non parte da zero. In provincia risultano oltre 1.300 alloggi pubblici sfitti, tra proprietà di Aler, l’ente regionale per l’edilizia popolare, e dei Comuni, oltre al patrimonio cooperativo e privato e alle nuove risorse messe in campo dalla Regione per l’housing sociale, pensato per chi non rientra nei requisiti delle case popolari ma fatica comunque a reggere i prezzi di mercato. Proprio per questo Cgil, Cisl e Uil propongono di portare il tema casa-lavoro al Tavolo della Competitività della provincia di Como, il luogo dove imprese, istituzioni e sindacati discutono insieme le scelte strategiche per il territorio. «Le iniziative ci sono, ora serve una regia. Il Tavolo della Competitività può essere il luogo dove costruirla» hanno dichiarato i tre sindacati, che chiedono di mettere a sistema risorse e progetti già esistenti invece di procedere in ordine sparso.
Sullo sfondo resta la questione demografica. Gli studi sulle prospettive dell’area lariana indicano una riduzione della popolazione in età lavorativa nei prossimi anni, un fenomeno che secondo i sindacati comincia già a farsi sentire su imprese e servizi pubblici. Per questo la richiesta è di superare la logica delle singole emergenze e costruire invece una programmazione capace di trattenere sul territorio chi lavora e chi vuole mettere radici a Como.


