Si trovava in acqua per un bagno quando ha iniziato ad avere difficoltà, è andato sott’acqua e non è più riemerso. Un turista russo è morto annegato così oggi in tarda mattinata nel lago di Como, davanti alla frazione di Careno, nel comune di Nesso. L’uomo era in vacanza insieme alla compagna, ospite di un bed and breakfast a Blevio. Si chiamava Dmitrii Abramenko, nato nel dicembre del 1988. È stata la compagna a dare l’allarme, attraverso il numero unico per le emergenze, poco dopo le 11.
Sul posto sono arrivate in codice rosso le unità della Guardia costiera, i carabinieri di Como e i vigili del fuoco, che hanno individuato e recuperato il corpo nelle acque davanti al pontile di Careno. Per il turista non c’è stato purtroppo nulla da fare, il decesso è stato accertato direttamente sul posto. Intanto i carabinieri hanno avviato gli accertamenti di rito per ricostruire con precisione la dinamica dell’incidente.
Guardando invece alle scorse settimane, l’episodio di Nesso si aggiunge a una serie di tragedie che hanno segnato il lago di Como da fine luglio. Ad Acquaseria, frazione di San Siro, era morto nella notte tra il 3 e il 4 agosto il cameriere ventiduenne Youssef Errfig, tuffatosi dal pontile insieme agli amici. A metà agosto era stato ritrovato, dopo giorni di ricerche con un robot sottomarino, il corpo di Jeirom Beylen, 21enne originario di Biella e residente nel Bergamasco, disperso davanti a Lenno, in Tremezzina. A luglio erano invece annegati il turista olandese Mattheus Gosseling, tuffatosi a Menaggio per soccorrere il figlio, e la piccola Arwa Rfali, 9 anni, scomparsa davanti al Tempio Voltiano, nel cuore di Como.
Dietro molte di queste tragedie c’è spesso lo stesso scenario, un fondale che sembra basso e sicuro e che invece degrada all’improvviso, come proprio davanti al Tempio Voltiano, dove non a caso vige il divieto di balneazione, dove le correnti fredde del torrente Cosia si incontrano con le acque calme in superficie. Restano poi i tuffi tra le cause più frequenti di incidente, specie nei punti dove si formano mulinelli o dove il fondale nasconde dislivelli, e gli esperti raccomandano di evitarli dopo una lunga esposizione al sole per il rischio di shock termico. Anche per questo negli ultimi mesi sono stati intensificati i controlli lungo le sponde, in un’estate che sul lago di Como ha già contato troppe vittime.


