Esplode il caso Corridoni a Como: le domande sull’interesse pubblico, il videoselfie del sindaco

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Il caso Corridoni è esploso. E diventerà un passaggio politico molto complicato per il sindaco di Como Alessandro Rapinese, che risponde alla città (e forse pure ai magistrati del Consiglio di Stato) riprendendosi con il telefonino dentro le aule di via Fiume.
Facciamo in passo indietro. Rapinese ha annunciato la volontà di razionalizzare le scuole di Como di fronte al calo degli studenti: in poche parole, chiuderne alcune per poter investire le risorse su quelle che rimangono aperte.
Tra queste, la elementare Corridoni di via Sinigaglia. Che verrebbe chiusa – e questo fa discutere – per realizzare un autosilo di fianco allo Stadio Sinigaglia, che si trova proprio a due passi.
Di fronte alle proteste di genitori, opposizione e docenti sia sulla cancellazione della scuola, sia sullo spostamento degli studenti nel plesso di via Fiume, ritenuto poco adatto persino dall’Ufficio Scolastico Regionale, il sindaco ha comunque tirato diritto: la Corridoni si chiude, ripeteva. Fino a ieri. Ossia quando il Consiglio di Stato ha congelato il provvedimento fino al 15 settembre, data della prossima udienza.
L’ordinanza dispone un accertamento istruttorio da parte dell’ufficio scolastico regionale sugli spazi individuati alla “Venini” in via Fiume per accogliere i bambini della Corridoni di via Sinigaglia.
I partiti di opposizione chiedono conto al sindaco (nella foto, in alto, mentre sposta mobili alla Venini di via Fiume) della fretta, o dell’urgenza di chiudere quella scuola per far posto a un autosilo. Sergio Gaddi, consigliere regionale e coordinatore provincia di Forza Italia, chiede “quale sia l’interesse pubblico, non privato, che porta ad abbattere una scuola funzionante per farne un autosilo nel posto più bello della città. Perché questa fretta irrazionale a pochi giorni dall’inizio della scuola – chiede ancora Gaddi – cosa c’è dietro, qual è il vero disegno del sindaco?”.
Paolo Muttoni ed Elena Negretti della Lega rivolgono al sindaco la stessa domanda. “Come mai questa fretta assurda di sgomberare la scuola? Cosa si nasconde dietro questa urgenza incomprensibile di spostare i ragazzi in spazi non a norma?”
Il sindaco Rapinese, in un video in cui passeggia per le aule di via Fiume – quelle che dovrebbero ospitare gli studenti della Corridoni e che secondo molti non sarebbero nelle condizioni adatte – non risponde a questa domanda, ma ripete più volte e con parole diverse lo stesso concetto: quegli spazi sono adatti al trasferimento degli studenti.
“Se non può venire qui la Corridoni, dovremmo chiudere anche la Venini, e tutte le altre scuole – dice il sindaco – E’ chiaro che ci sono persone che hanno interessi di natura politica, e un ministro è uno di questi (il ministro all’Istruzione Valditara sta valutando la situazione, ndr). E va bene. Ma la verità è che tutta la Corridoni può venire qui perché ci sono dodici aule pronte”.
Insiste invece ancora sul tema delle scelte, degli interessi e del “disegno di città” il Movimento 5 Stelle, per voce della responsabile comasca Silvia Alberici. “Un edificio scolastico funzionante viene dismesso in tempi rapidissimi perché ritenuto d’intralcio ad altre priorità legate alla classificazione UEFA dello stadio Sinigaglia. Prima di sacrificare una scuola, l’amministrazione ha il dovere di spiegare quale interesse generale intenda perseguire e quali alternative abbia valutato. Nessun interesse particolare può giustificare la compressione di diritti e beni comuni”.