Como, meno negozi di vicinato ma aumentano gli spazi di vendita

Addio ai negozi di quartiere, a Como come nel resto della Lombardia. Nella Regione dal 2019 a oggi persi circa seicento esercizi di vicinato l’anno, per un totale di 4.192 unità in meno. Il picco si è registrato dopo la pandemia: tra il 2022 e il 2026, infatti, la Lombardia ha perso 2.613 negozi di vicinato: quasi due terzi dell’intera riduzione registrata dal 2019. Nel Comasco, invece, in sette anni passano da 5.925 a 5.881, ovvero 44 unità in meno, segnando un calo dello 0,74%. E mentre i negozi sotto casa abbassano le serrande, il paradosso è che aumenta la superficie complessiva destinata alla vendita. In Lombardia infatti, considerando l’intera rete dei punti vendita in sede fissa, gli spazi commerciali sono passati da 16,42 a 16,54 milioni di metri quadrati.

E vale lo stesso sul Lario, dove la superficie destinata alla vendita è aumentata dell’1,90% in sette anni. In provincia di Como, inoltre, le medie strutture passano da 519 a 517, mentre le grandi strutture da 31 a 32. Tra il 2019 e il 2026 il totale provinciale (dato dalla somma di esercizi di vicinato, medie strutture e grandi strutture) segna una lieve flessione, passando da 6.475 a 6.430 unità (−45 attività, pari allo 0,69% in meno), con il picco degli ultimi quattro anni, cioè tra il 2022 e il 2026, quando da 6.629 si è arrivati 6.430 unità (ovvero −199 punti vendita, equivalenti al −3%). La superficie complessiva sale invece da 854.128 a 899.337 metri quadrati (+45.209 metri quadrati in sette anni, +1,93% sul 2022, che sale a +5,29% dal 2019 a oggi).

Una piaga che si fa sentire da tempo e che – tra centri commerciali e shopping online – continua a peggiorare. La desertificazione commerciale è in primis un fenomeno che danneggia l’economia dei territori, ma è anche un problema sociale di fronte al quale non si può restare indifferenti. Le vetrine di vicinato rappresentano prima di tutto un presidio sociale, nonché un punto di riferimento per chi i quartieri li vive ogni giorno. Quartieri che ora cambiano volto, nonostante i big dell’e-commerce nulla possono fare se si parla di rapporto umano. Un dato però resta incontrovertibile: i negozi di vicinato sono sempre di meno, anche a Como. Lo confermano i numeri di Confesercenti Lombardia, che si basano sull’analisi dell’Osservatorio regionale del commercio.

“Quando un comune minore o un quartiere perde l’ultimo negozio alimentare o le sue botteghe – commenta Claudio Casartelli, presidente di Confesercenti Como –  perde lavoro autonomo, sicurezza, valore immobiliare e servizi essenziali per la popolazione più anziana”.

“Confesercenti – si legge in una nota – chiede a Regione e Comuni un governo più rigoroso degli insediamenti commerciali per fermare il consumo di suolo extraurbano e un rafforzamento stabile dei bandi per i Distretti del commercio e i mercati”. Sul piano nazionale, inoltre, “sostiene la propria proposta di legge di iniziativa popolare per istituire le Zone Economiche Speciali di Prossimità, le ZESPro: agevolazioni fiscali, contributi al rilancio e semplificazione amministrativa nei territori dove il commercio di vicinato rischia di scomparire“.