Emergenza coronavirus a Como. Consegne dei cibi a domicilio e stop al rifornimento in Svizzera

Le disposizioni del decreto sono chiare, si può uscire di casa solo per validi motivi: le limitazioni agli spostamenti, in vigore dal 10 marzo e fino al 3 aprile 2020, sono le stesse in tutte le regioni italiane.

Per quanto riguarda la necessità di acquistare beni alimentari, i negozi saranno sempre forniti, e dunque non è necessario fare grandi scorte, perché non c’è alcun rischio di blocco delle forniture dei generi alimentari; ma il consiglio, rivolto soprattutto alle persone più a rischio, in particolare agli ultra65enni, è di stare a casa, riducendo al minimo le occasioni di uscita.

Per questo la possibilità di farsi consegnare i cibi a domicilio è sicuramente un’ottima soluzione.

Anche il comune di Como si sta organizzando in tal senso, spiega l’assessore alla sicurezza e alla protezione civile, Elena Negretti, confermando il dialogo in corso tra l’amministrazione, i negozi di alimentari della città, e la grande distribuzione, volto a incentivare il servizio di consegna dei cibi a casa, grazie anche all’attivazione del coc, il centro operativo comunale impegnato ad aiutare i cittadini nell’affrontare l’emergenza.

Sempre dal Comune di Como arriva l’invito per i cittadini ad evitare di andare a fare rifornimento di carburante in Svizzera, visto che non si tratta di una necessità rientrante tra quelle improrogabili, quindi si rischierebbe di essere soggetti a provvedimenti penali per il mancato rispetto delle direttive governative che permettono di spostarsi solo per motivi urgenti e improcrastinabili, per recarsi al lavoro, per motivi di salute e per l’acquisto di beni o servizi primari: la violazione delle prescrizioni è punita con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a 206 euro, come previsto dall’articolo 650 del codice penale sull’inosservanza di un provvedimento di un’autorità. Ma pene più severe possono essere comminate a chi adotterà comportamenti che configurino più gravi ipotesi di reato.

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