L’annunciata chiusura di sei scuole a Como approda in Regione Lombardia con un’audizione davanti alla IV Commissione permanente – attività produttive, istruzione, formazione e occupazione – del consiglio regionale. Presenti il sindaco, il provveditore, i rappresentanti dei genitori e i consiglieri comaschi.
La riunione si è chiusa con l’assessore Università, Ricerca e Innovazione Alessandro Fermi che, rivolgendosi al primo cittadino Alessandro Rapinese, ha parlato di “mancanza di metodo e di confronto” lo ha invitato a rivedere i tempi di questa decisione. “Non è possibile ragionare su un range temporale più lungo? Ha chiesto. Sono immobili pubblici ed è chiaro che il Comune ha necessità di fare scelte ma è opportuno che le scelte vengano spiegate e condivise”.
Durante l’audizione il sindaco aveva ribadito i motivi che hanno portato a questo piano di razionalizzazione: in primis numero di iscritti e condizioni degli edifici. Ha sottolineato che gli immobili registrano problemi di sicurezza e che in tutta Italia, a causa del calo demografico, sono state chiuse delle scuole. Aggiungendo che non “si può portare tra le obiezioni la continuità didattica per gli alunni, in un Paese in cui la scuola va avanti con personale precario che cambia di frequente”.
Il provveditore Giuseppe Bonelli ha sottolineato che, per quel che compete all’Ufficio Scolastico Provinciale, il parere espresso era favorevole alla riorganizzazione. E’ stata però proposta un’alternativa per la primaria di via Perti. “Per non interrompere la continuità didattica – ha detto – la soluzione potrebbe essere trovata – per le classi in corso – all’interno dello stesso Istituto Comprensivo così verrebbe riassegnato lo stesso personale”.
Dal canto loro i genitori presenti sono tornati a parlare “dell’imprecisione dei dati” del documento comunale e delle “gravi ricadute sulla città e sui bambini”. Senza trascurare gli investimenti in essere tra cui fondi PNRR e le ricadute sul personale. “Ci siamo sentiti dire che barattiamo la comodità con la sicurezza dei nostri figli – ha detto una mamma e quando vediamo che vengono smistati come pacchi postali, come ad esempio dall’asilo di via Volta al Nido Magnolia, ci sembra sinonimo di un inceppamento grave nel processo decisionale”. Le famiglie tornano a dire: “Siamo fiduciosi che esistano soluzioni alternative, siamo pronti a costruirle insieme”.
Tra i consiglieri del territorio Sergio Gaddi, Forza Italia, riferendosi alla decisione del Comune ha parlato di “di smembramento delle classi senza pensare alle difficoltà in prospettiva dei bambini e ha invitato a non strumentalizzare i piccoli”. Angelo Orsenigo, PD: “Le indicazioni regionali sono di attuare una concertazione, noi ci facciamo carico di creare un dialogo con le famiglie. Invito il sindaco – ha concluso – dal punto di vista politico a non ragionare dei piccoli studenti come fossero numeri e pacchi da spostare, credo che tagliare sul futuro dei nostri bambini sia sbagliato”.



