Tassa sulla salute, lo scontro ha superato i confini nazionali ed è approdato ora anche a Berna, con un’interpellanza del leghista Lorenzo Quadri presentata direttamente al Consiglio federale. La tassa per i vecchi frontalieri da tempo alimenta più di qualche polemica, con continui appelli da parte dei sindacati e mozioni urgenti in Regione. L’appello indirizzato alla giunta regionale è chiaro: non procedere alla redazione del decreto attuativo e alla conseguente riscossione della tassa sulla salute. E ora quella stessa polemica che fino a prima sembrava tutta italiana coinvolge anche la Svizzera. Non più soltanto il Canton Ticino, coinvolto direttamente nel dibattito: l’interpellanza di Quadri porta la questione al Governo di Berna.
Tassa sulla salute, l’interpellanza di Lorenzo Quadri
Chiaro anche l’appello di Quadri: “Il Consiglio Federale – dice – collabori con il Ticino affinché la tassa sulla salute italiana torni a vantaggio dell’erario ticinese (e federale)”. Una posizione, quella del leghista ticinese, ben diversa rispetto a quella portata avanti da una parte della politica italiana e dai sindacati. “La tassa sulla salute, in un’ottica di mercato del lavoro ticinese, è di per sé positiva: aumentando la pressione fiscale sui vecchi frontalieri – che sono dei privilegiati fiscali – si ottiene un effetto anti-dumping salariale”, dice Lorenzo Quadri.
A sua detta, inoltre, il calo dei frontalieri non corrisponderebbe alla realtà dei fatti. “L’irrisorio calo complessivo – sostiene ancora il politico svizzero – è imputabile alla chiusura di realtà che assumevano quasi solo frontalieri e non a una fantomatica inversione di tendenza”. Per Quadri “la tassa sulla salute in funzione “anti-dumping” è quindi benvenuta. L’obiettivo elvetico non deve essere impedirne la messa in vigore – aggiunge – bensì utilizzarla a proprio vantaggio, per mantenere sul territorio ticinese (e nazionale) una quota maggiore delle imposte versate dai vecchi frontalieri”.
La tassa sulla salute, così discussa in Lombardia, “ha tutte le caratteristiche di un’imposta, prelevata in base al reddito”, commenta Quadri. Se così fosse, si tratterebbe di “una violazione dell’accordo sulla fiscalità dei frontalieri, che permetterebbe di rimettere in discussione i ristorni, a vantaggio dell’erario ticinese e federale”, sottolinea ancora il politico svizzero. “Il Consiglio federale – aggiunge – intende allinearsi al Ticino o la politica del Governo consiste nell’accettare violazioni di accordi internazionali da parte dell’Italia a danno del Ticino, per non avere (ulteriori) discussioni con Roma?”. Quadri si chiede infine se Berna abbia intenzione di “adoperarsi per una soluzione che preveda che l’introito della tassa sulla salute venga dedotto dai ristorni” e se “sarebbe immaginabile una loro deduzione parziale”. Resta da capire quale sarà la reazione di politici e sindacati italiani.



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