Strage di Crans-Montana, la Svizzera fa un passo indietro e cede al peso dello scandalo. “La Svizzera non invierà più copie delle fatture alle famiglie delle vittime”. A dare l’annuncio è il presidente della Confederazione Elvetica, Guy Parmelin. “Indipendentemente dal loro luogo di residenza – le persone ferite nell’incendio di Capodanno e le loro famiglie – non dovranno pagare nulla per le cure mediche prestate negli ospedali svizzeri immediatamente dopo la catastrofe”. “Queste spese – scrive il presidente svizzero – saranno coperte dall’aiuto alle vittime, nella misura in cui non sono coperte dalle assicurazioni”.
Si conclude così, o almeno si spera, una questione che aveva creato non poca indignazione. “La confederazione ora esaminerà la questione della fatturazione delle prestazioni ospedaliere tra gli Stati interessati, sulla base delle disposizioni legali vigenti”, conferma Parmelin a Meloni.
Strage di Crans-Montana, Meloni incontra Parmelin che assicura il suo “impegno politico”
Sulla vicenda dei rimborsi la Svizzera fa un passo indietro. Svizzera che, lo ricordiamo, aveva chiesto all’Italia le spese sanitarie. 108mila euro spesi dall’ospedale di Sion per le cure prestate per poche ore a quattro ragazzi italiani feriti nel rogo e che l’Italia avrebbe dovuto accollarsi, almeno nelle intenzioni del Canton Vallese.
Oggi la svolta, con l’incontro in Armenia tra Parmelin e Meloni, che ha assicurato “l’impegno politico” del presidente elvetico affinché alle famiglie dei giovani italiani colpiti dalla tragedia “non venga richiesto alcun onere relativo alle cure ospedaliere prestate in Svizzera”. Resta da capire come sarà gestita “la questione sul piano bilaterale”, precisa Meloni.
Il bilancio della tragedia di Capodanno
Nel rogo a Le Constellation 41 le vittime, 115 i feriti. Sei i giovani italiani rimasti uccisi in Svizzera, di cui tre lombardi. Sofia Prosperi, 15enne italosvizzera studentessa all’International School di Fino Mornasco, Chiara Costanzo, 16enne milanese, Achille Barosi, suo coetaneo e concittadino. A loro si aggiungono 9 feriti lombardi ricoverati all’ospedale Niguarda. Tra loro il sedicenne studente del Virgilio rimasto tra i dispersi per alcuni giorni, riconosciuto con il test del dna e inizialmente ricoverato in Svizzera. Con lui due compagne di classe e un amico della stessa età. Sedici anni sono anche quelli di un altro ragazzo milanese rimasto gravemente ferito a Crans-Montana e a lungo ricoverato oltreconfine. Si aggiungono a loro tre quindicenni, due di Milano e uno comasco, finalmente dimesso dopo 120 giorni di ricovero, infine il 14enne di Varese.
E così il danno si è aggiunto alla tragedia, quella di chi ha perso per sempre un figlio, una sorella, un nipote; quella di chi da troppo tempo ha dovuto rinunciare alla sua casa, ai suoi amici, alla scuola e a una vita piena di aspettative e sogni nel cassetto, alla normale routine di un adolescente, con i suoi desideri e le sue speranze. Una vita spezzata o in stand by, a cui si è aggiunto ora un conto salato da pagare.


