Il ricorso presentato dai genitori dell’asilo Magnolia non è stato accolto dal Tar. Il futuro del nido di via Passeri sembra ormai scritto e a settembre non riaprirà. La chiusura dell’istituto, lo ricordiamo, era stata stabilita dalla giunta comunale nell’ottobre 2024, con la prima riorganizzazione dell’offerta sui servizi all’infanzia. Per quasi due anni è rimasto al centro di un lungo braccio di ferro tra le famiglie e il Comune di Como. In mezzo battaglie legali, ricorsi, Tar, una raccolta fondi e la volontà delle famiglie di salvare una scuola, senza tuttavia riuscirci.
Nido Magnolia, il Tar non accoglie il ricorso dei genitori
Il comitato Como a Misura di Famiglia, che da subito si è impegnato al fianco dei genitori ricorrenti, parla di un “fatto grave”, perché “con la chiusura del Magnolia la città perde un presidio pubblico fondamentale per le famiglie tra Sagnino e via Italia Libera, rendendo Como sempre meno a misura di famiglia”.
L’appello è rivolto poi alla politica locale, con un chiaro riferimento alle elezioni amministrative 2027. “Il tema non è più solo tecnico o giudiziario: è una scelta politica sul modello di città che vogliamo. Una scelta che dovrà essere chiaramente articolata dalle forze politiche in vista delle prossime elezioni comunali”, si legge nella nota diffusa dal comitato.
“È questa la Como che vogliamo per noi, per le nostre famiglie, per i nostri figli?”, si chiedono ancora i genitori che comunque non si arrendono e assicurano che le battaglie portate avanti finora dal comitato non finiranno con questa decisione del Tar. Al contrario, trovano “un rinnovato impulso per una politica diversa, migliore e vicina ai reali bisogni delle famiglie. Non diamo per scontato che tutto si chiude con un atto giudiziale, le vie per crescere e rinnovarsi possono essere tante”, si legge ancora nella nota. Per i genitori si tratta di “un esito non scontato”.
“Non è una battuta d’arresto. È solo un impulso per fare meglio. La città merita di più e il Comune dev’essere vicino ai cittadini e alle famiglie“, commenta il presidente del comitato, Umberto Fumarola. “La città ha bisogno di un cambiamento – aggiunge – E intanto la decisione di Palazzo Cernezzi arrecherà numerosi disagi a molte famiglie, che nei prossimi mesi saranno costrette a riorganizzarsi”.
E così, se il Tar aveva accolto il ricorso delle famiglie, salvando per il momento la primaria di via Perti e l’infanzia di via Volta, non può dirsi lo stesso per il nido di via Passeri. Ora restano al centro di una battaglia legale la primaria Corridoni di via Sinigaglia, l’infanzia di Salita Cappuccini e l’elementare di Ponte Chiasso, in attesa di conoscere la decisione del Tar.



