Tassa sella salute e ristorni a rischio. I sindacati: “Ritirare la misura e riprendere il dialogo”

“Ritiro definitivo del provvedimento e ripresa del dialogo tra Italia e Svizzera”. A due anni e mezzo dall’entrata in vigore della tassa della salute per i vecchi frontalieri, introdotta dal governo con la legge di bilancio 2024 ma mai applicata, i sindacati italiani e svizzeri in modo unitario tornano a farsi sentire con una nuova richiesta di stop della misura.
Il Canton Ticino ha commissionato un parere sul provvedimento introdotto in Italia e il rischio ora per i comuni di frontiera è un intervento diretto sui ristorni previsti sulle tasse dei vecchi frontalieri. “Il nuovo parere giunge alle medesime conclusioni già sostenute dalle organizzazioni sindacali italiane e svizzere – dicono – la tassa della salute è un’imposta e, di conseguenza, violerebbe il trattato internazionale del 2020 tra Italia e Svizzera, introducendo una doppia imposizione. Questo nuovo elemento si aggiunge ai molti dubbi già sollevati in questi mesi”.
“La tesi della legittimità della tassa della salute, e della sua utilità come strumento di deterrenza alla migrazione in Svizzera del personale sanitario, risulta oggi sempre più debole – dichiarano le organizzazioni sindacali – Una posizione sostenuta ormai con ostinazione solo da Regione Lombardia, mentre la norma resta ancora priva di decreti attuativi a distanza di trenta mesi dalla sua entrata in vigore. Le organizzazioni sindacali ribadiscono la propria determinazione a ricorrere alla Corte costituzionale nel caso di effettiva applicazione della tassa, per dimostrarne l’illegittimità. Al tempo stesso, chiedono l’abbandono definitivo del provvedimento e l’apertura di una discussione seria sui problemi che questa fase ha aperto nel lavoro frontaliero”.
Preoccupano anche le conseguenze della situazione che si è venuta a creare. “La vicenda ha prodotto caos interpretativo sugli obblighi fiscali dei frontalieri e ha determinato irrigidimenti da parte elvetica rispetto all’interpretazione del cosiddetto decreto omnibus per il lavoro trans-cantonale – scrivono le organizzazioni sindacali – A preoccupare è anche il rischio, molto concreto, che venga meno il trasferimento dei ristorni come conseguenza della violazione dell’accordo fiscale da parte dell’Italia”.
Duplice la richiesta finale dei sindacati. “da parte italiana, ritirare una tassa ritenuta inutile ai fini della deterrenza alla migrazione in Svizzera del personale sanitario e di fatto inapplicabile; da parte svizzera, riconoscere l’applicazione dell’opzione prevista dal decreto omnibus garantendo il trasferimento dei ristorni fino al 2033, come previsto dal trattato internazionale del 2020 e dalle successive leggi applicative”: