Il lago di Como è tra i bacini più fragili d’Italia. Lo certifica il nuovo report di Legambiente “Laghi sotto pressione”, presentato oggi a Lecco insieme ai dati della Goletta dei laghi, la campagna che ogni anno controlla la qualità delle acque lacustri della penisola, sotto pressione per crisi climatica e inquinamento. Il Lario, ricorda Legambiente, è anche un lago regolatore, utilizzato in estate per scopi irrigui, e per tale motivo risulta tra i più esposti. Sul Lario i volontari hanno prelevato 9 campioni tra le sponde comasca e lecchese nelle scorse settimane. 5 punti sono risultati nei limiti di legge, 1 inquinato e 3 fortemente inquinati. Due torrenti, l’Inganna a Colico e l’Esino a Perledo, non sono stati campionati perché completamente in secca.
Il punto più critico si trova a Como, alla foce del torrente Cosia, proprio davanti al Tempio Voltiano, giudicato fortemente inquinato. Il tratto risulta fuori norma da anni, eppure resta preso d’assalto da turisti e bagnanti che ignorano i cartelli di divieto, complice anche la scheda di Google Maps che indica ancora la zona come una spiaggia libera. Restano sopra la soglia anche i torrenti Caldone a Lecco e Gallavesa a Vercurago. Nei limiti invece il Breggia a Cernobbio, l’Albano a Dongo, l’Adda a Colico, il Meria a Mandello e il Varrone a Dervio. Rispetto agli anni scorsi la situazione sembra pure migliorata. Alcuni punti oggi nei limiti, in passato, erano risultati inquinati. Preoccupa pure il livello dell’acqua. Il Lario è calato di oltre 22 centimetri da fine giugno e il riempimento, nei giorni scorsi, si fermava al 41%. Sale anche la temperatura superficiale del lago, che nel 2025 ha segnato un’anomalia di 0,64 gradi sopra la media storica, secondo i dati Copernicus. Legambiente segnala inoltre la presenza di Pfas, sostanze chimiche di origine industriale entrate da poco tra gli inquinanti da monitorare per legge.
Guardando invece al quadro nazionale, il Lario non è un caso isolato. Il report individua altri 8 laghi sotto osservazione, dal Maggiore all’Iseo, dal Trasimeno ai laghi laziali di Albano e Nemi, fino al siciliano Pergusa. «Adattamento climatico e mitigazione delle pressioni sono 2 pilastri centrali per la tutela dei laghi, sempre più vulnerabili per la crisi climatica e per l’eccessiva attività umana», dichiara Andrea Minutolo, responsabile scientifico di Legambiente. Da qui la richiesta al governo di interventi rapidi su depurazione, gestione della siccità e tutela degli ecosistemi lacustri. Il piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, aggiunge Minutolo, prevede oggi una sola misura dedicata ai laghi e va dunque integrato.

