Chiusura “Corridoni” e Salita Cappuccini. Politica e famiglie: “Rispettiamo il Tar ma scelta errata”

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Scuola “Corridoni” e asilo di via Salita Cappuccini, dopo il pronunciamento del Tar che dà ragione al Comune di Como segnando un passo in avanti verso la chiusura, la politica in modo bipartisan, pur rispettando la sentenza, torna a contestare l’opportunità di queste decisioni e le ricadute sui cittadini. Tra i primi a intervenire Partito Democratico e Fratelli d’Italia.

“Una scelta può essere legittima sulla carta, ma restare profondamente sbagliata nei fatti e nei metodi se calata dall’alto, senza una reale comprensione dei bisogni della comunità” scrive Daniele Valsecchi, segretario cittadino del PD di Como che esprime vicinanza alle famiglie che hanno già spiegato che non si arrenderanno. “La loro tenacia non è un semplice impuntamento burocratico o egoismo – aggiunge – ma un atto d’amore verso i propri figli e verso i quartieri in cui vivono”. Quindi l’aggancio in vista delle prossime elezioni: “Con noi al governo della città, la scuola “Corridoni” non sarà mai un autosilo.  E Salita Cappuccini sarà e resterà un gioiello dedicato all’infanzia”.

“Le sentenze si rispettano sempre – commentano Stefano Molinari e Alessandro Nardone, rispettivamente presidente provinciale e segretario cittadino di Fratelli d’Italia – Ma una pronuncia del giudice amministrativo stabilisce la legittimità di un atto, non la sua opportunità politica. Il Comune – proseguono – continua a considerare il confronto con cittadini e famiglie come un ostacolo, quando invece dovrebbe rappresentare il fondamento di ogni buona amministrazione”.  Da qui il sostegno alle prossime azioni. “Valuteremo – concludono – tutte le iniziative politiche e istituzionali utili a contrastare questa scelta. Qualora esistano percorsi concreti ancora percorribili per difendere questi presìdi educativi e le ragioni delle famiglie, non faremo mancare il nostro impegno”.

Non solo la politica. All’indomani del pronunciamento del Tar Intervengono anche associazioni e comitati.  

“Questa vicenda – spiega Vincenzo Falanga, presidente di Nova Como – ci insegna che una scelta può essere giuridicamente legittima e, allo stesso tempo, politicamente discutibile. Chiudere o trasferire scuole di quartiere significa modificare profondamente il tessuto sociale di una comunità. Continueremo a lavorare affinché, in futuro, le decisioni che riguardano le scuole siano costruite attraverso un confronto ancora più ampio”. Dal Comitato “Como a Misura di Famiglia” ribadiscono: “l’esito del giudizio non cambia la sostanza della vicenda”. Poi una riflessione sui tempi: “Emergono criticità profonde che difficilmente potranno essere superate  e sicuramente non prima dell’inizio del nuovo anno scolastico – si legge nella nota – parliamo di due scuole con un elevato numero di iscritti, restano profonde preoccupazioni, incertezze e disagi per le famiglie e gli istituti coinvolti che vivono con angoscia la situazione”.