Piazza Volta e via Garibaldi, movida fuori controllo. Weekend di caos e risse

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Un copione che si ripete. Piazza Volta e via Garibaldi – pieno centro di Como – che nei weekend diventano ritrovo di comitive di giovani che si infiammano anche per motivi banali. I residenti si dicono esasperati perché la quiete non esiste più e la domenica mattina bisogna letteralmente fare slalom tra i cocci di bottiglie e altri rifiuti. E’accaduto anche nel fine settimana appena trascorso. E non va meglio a poca distanza nella vicina piazza Gobetti dove di recente una bravata, se così possiamo definirla, ha portato le fiamme vicino alle finestre del primo piano di un condominio perché era stato dato fuoco a una palma.

Nel weekend in pochi istanti tra i gruppi di ragazzi è nata un’animata discussione, si alzano i toni e le mani. Intorno alla una, polizia e ambulanza sono intervenute per un ragazzo di 24 anni e una ragazza di 32. La segnalazione parlava di una rissa. Poi non è stato soccorso nessuno e la questione sembra rientrare senza denuncia o altre conseguenze.

Aggressioni verbali e fisiche, caos, schiamazzi di chi alza il gomito sono una costante. E in passato non sono mancati anche episodi più seri con feriti gravi. IL tema ciclicamente torna sotto ai riflettori. Non mancano i controlli delle forze dell’ordine. Il questore Filippo Ferri vuole rassicurare e spiega che sono stati potenziati i controlli.

La situazione è anche sui tavoli della politica.

“Gli episodi avvenuti in piazza Volta questo fine settimana ci confermano che bisogna rimboccarsi le maniche e cercare di affrontare il problema della sicurezza” dicono Patrizia Lissi, capogruppo PD in Consiglio comunale e Alessandro Rossi, segretario circolo PD Como Convalle.

“La presenza delle forze dell’ordine è un deterrente che sarebbe meglio estendere. Non tanto in numero, ma come permanenza, tra Carabinieri, Polizia e PL. – aggiungono – dall’altra, una città che concentra tutta la socialità giovanile in una sola piazza produce con grande probabilità tensioni. Servono spazi, iniziative e luoghi diversi, non per tenere occupati i ragazzi ma per offrire opportunità reali di aggregazione. Se in città c’è un solo luogo per ammassarsi, le tensioni diventano più probabili.

“Qui, se bisogna mettere mano davvero al problema della sicurezza, bisogna farlo in maniera incrociata. Occorre investire seriamente nelle politiche giovanili; attualmente quelle di Como sono di fatto esternalizzate ai comuni di cintura. E mi pare che più svilente di così per un capoluogo di provincia non possa essere.”